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    Cesare Pavese e la morte

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    nelda

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    Cesare Pavese e la morte

    Messaggio Da nelda il Dom 16 Nov 2008, 03:00

    Cesare Pavese e la morte

    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
    11 marzo 10 aprile '50


    Lo spiraglio dell'alba
    respira con la tua bocca
    in fondo alle vie vuote.
    Luce grigia i tuoi occhi,
    dolci gocce dell'alba
    sulle colline scure.
    Il tuo passo e il tuo fiato
    come il vento dell'alba
    sommergono le case.
    La città abbrividisce,
    odorano le pietre -
    sei la vita, il risveglio.
    Stella sperduta
    nella luce dell'alba,
    cigolio della brezza,
    tepore, respiro -
    è finita la notte.
    Sei la luce e il mattino.

    20 marzo '50

    Hai un sangue, un respiro.
    Sei fatta di carne
    di capelli di sguardi
    anche tu. Terra e piante,
    cielo di marzo, luce,
    vibrano e ti somigliano -
    il tuo riso e il tuo passo
    come acque che sussultano -
    la tua ruga fra gli occhi
    come nubi raccolte -
    il tuo tenero corpo
    una zolla nel sole.
    Hai un sangue, un respiro.
    Vivi su questa terra.
    Ne conosci i sapori
    le stagioni i risvegli,
    hai giocato nel sole,
    hai parlato con noi.
    Acqua chiara, virgulto
    primaverile, terra,
    germogliante silenzio,
    tu hai giocato bambina
    sotto un cielo diverso,
    ne hai negli occhi il silenzio,
    una nube, che sgorga
    come polla dal fondo.
    Ora ridi e sussulti
    sopra questo silenzio.
    Dolce frutto che vivi
    sotto il cielo chiaro,
    che respiri e vivi
    questa nostra stagione,
    nel tuo chiuso silenzio
    e la tua forza. Come
    erba viva nell'aria
    rabbrividisci e ridi,
    ma tu, tu sei terra.
    Sei radice feroce.
    Sei la terra che aspetta.

    21 marzo '50

    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
    questa morte che ci accompagna
    dal mattino alla sera, insonne,
    sorda, come un vecchio rimorso
    o un vizio assurdo. I tuoi occhi
    saranno una vana parola,
    un grido taciuto, un silenzio.
    Cosí li vedi ogni mattina
    quando su te sola ti pieghi
    nello specchio. O cara speranza,
    quel giorno sapremo anche noi
    che sei la vita e sei il nulla.
    Per tutti la morte ha uno sguardo.
    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
    Sarà come smettere un vizio,
    come vedere nello specchio
    riemergere un viso morto,
    come ascoltare un labbro chiuso.
    Scenderemo nel gorgo muti.

    22 marzo '50

    La casa

    L'uomo solo ascolta la voce calma
    con lo sguardo socchiuso, quasi un respiro
    gli alitasse sul volto, un respiro amicoche risale,
    incredibile, dal tempo andato.
    L'uomo solo ascolta la voce antica
    che i suoi padri, nei tempi, hanno udita,
    chiara e raccolta, una voce che come il
    verdedegli stagni e dei colli incupisce a sera.
    L'uomo solo conosce una voce d'ombra,
    carezzante, che sgorga nei toni calmi
    di una polla segreta: la beve intento,
    occhi chiusi, e non pare che l'abbia accanto.
    È la voce che un giorno ha fermato il padre
    di suo padre, e ciascuno del sangue morto.
    Una voce di donna che suona segreta
    sulla soglia di casa, al cadere del buio.

      La data/ora di oggi è Dom 17 Dic 2017, 07:24