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    Tibet, i cinquecento contro il Dalai Lama.

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    nelda

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    Tibet, i cinquecento contro il Dalai Lama.

    Messaggio Da nelda il Ven 21 Nov 2008, 04:33

    Tibet, i cinquecento contro il Dalai Lama
    di Nicola Sessa - 19/11/2008

    Fonte: Peacereporter


    Riuniti in assemblea a Dharamsala i
    cinquecento delegati per discutere la linea politica del Dalai Lama


    Non si può parlare di vero e proprio ammutinamento, ma il
    risultato dell'assemblea degli oltre cinquecento esuli tibetani riunitisi a
    Dharamsala, nel nord dell'India, potrebbe segnare un momento storico nella
    cinquantenaria lotta del popolo himalayano contro la politica accentratrice di
    Pechino.

    Non si può parlare di ammutinamento, solo perché il concetto di
    "non-violenza" costituisce l'essenza stessa dei tibetani. Per la prima volta,
    però, viene messa in discussione la linea del Dalai Lama, la guida politica e
    spirituale, che negli ultimi giorni ha dovuto ammettere, pubblicamente, il
    fallimento del dialogo con Pechino e della "strategia della moderazione" portata
    avanti dal 1988. Ancora una volta, l'incontro della prima settimana di novembre
    tra la Cina e la delegazione tibetana, ha portato a un nulla di fatto. La
    frustrazione ha preso il posto della perseveranza nei cuori e nelle volontà del
    popolo di Buddha, soprattutto nei giovani che mai erano stati ben disposti alla
    linea della semplice autonomia nel seno del Dragone, preferendo l'indipendenza
    totale da Pechino.
    Quella svoltasi tra il 31 ottobre scorso e il 5 novembre è
    stata l'ottava sessione di incontri, la terza dalla rivolta di Lhasa, repressa
    nel sangue, a marzo. Il Dalai Lama non ha potuto fare altro che convocare
    l'assemblea di Dharmsala, sede del governo tibetano in esilio, affinché il suo
    popolo possa ridiscutere il piano di azione. Per permettere un esame sereno
    dello stato di fatto, il Premio Nobel per la Pace ha anche rinunciato a essere
    presente alla riunione per non influenzare i lavori. Si tratta della prima
    assemblea "generale" dopo 27 anni.

    Tsewang Rigzin, presidente dell'influentissimo Congresso dei
    Giovani Tibetani, non ha dubbi su quale sia la politica da seguire e anche
    sull'esito dell'assemblea che si concluderà a fine settimana: la causa
    dell'indipendenza ne uscirà rafforzata. La frustrazione, che ha colpito lo
    stesso il Dalai Lama, deriva anche dalla cortese indifferenza della comunità
    internazionale: sebbene la linea moderata sia stata accolta unanimemente con
    molto favore, anche da intellettuali cinesi, nessun frutto è stato raccolto
    perché, in fondo, nessuno ha veramente sposato la causa. Anzi, il 29 ottobre,
    due giorni prima che cominciassero i lavori a Pechino, il governo britannico di
    Gordon Brown ha annunciato, dopo 94 anni, la revoca del riconoscimento di una
    certa sovranità formale del Tibet nelle relazioni con la Cina. Secondo alcuni
    giuristi, la mossa di Londra ha, non solo indebolito la "posizione contrattuale"
    della delegazione tibetana, ma ha rafforzato la già arrogante posizione dei
    Pechino.

    La Cina, da parte sua, non dà alcun rilievo all'assemblea in
    corso a Dharmsala: "Il Tibet non ha alcuna sovranità, nessuna nazione gliela
    riconosce. Ogni tentativo di separarsi dalla Cina è destinato al fallimento. Il
    Tibet è Cina". Queste le parole del ministero degli Esteri di
    Pechino.


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