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    LINGUAGGIO DELLA NATURA

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    nelda

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    LINGUAGGIO DELLA NATURA

    Messaggio Da nelda il Mer 03 Dic 2008, 03:11

    LINGUAGGIO DELLA NATURA

    In un recente articolo apparso su Repubblica P.G. Oddifredi si
    domandava se la matematica sia il linguaggio della natura o se sia l'uomo ad
    avergliene imposto uno fittizio. In questa sede desidero riformulare il quesito,
    spostando anzi i termini, per appurare se la matematica è davvero strumento di
    conoscenza perfetta o non è invece inganno,peggio, un artificio della mente con
    cui rimuovere l'orrore del divenire. A sostegno della rispettabilità della
    matematica, va intanto detto che nulla esclude, riguardo il divenire inteso come
    caos, che ci appaia tale perchè non ne conosciamo i meccanismi espressivi. Ma è
    pur sacrosanto metterne in dubbio la sacralità quando scopriamo di non
    possederne lo straccio di un modello che illustri l'atto fondativo
    dell'universo, vale a dire l'arcifamoso Big Bang...

    Per chi ancora lo ignori il Big Bang è una singolarità, un punto dello spazio tempo
    in cui inscriviamo tutta la nostra ignoranza: la sacra matematica non ci arriva.
    Ora l'incapacità a dimostrare l'istante zero non è oba da poco, equivale a sapere,
    supponiamo, tutto di una partita di calcio e non potere tuttavia riferire chi
    abbia dato il calcio di inizio. Come se - ragionando per assurdo- in quel
    momento fosse andato in tilt, e e senza spiegazione, il sistema mediatico
    planetario. Ma riflettiamo: se accadesse cosa penseremmo di quel sistema? lo
    riterremmo adeguato? e sarebbe una valida giustificazione la sua comprovata
    capacità di informarci di tutto in ogni istante se poi,ad esempio, il Segretario
    dell'ONU va in mondovisione per avvertire di uno tsumani planetario e in quel
    momento il sistema di trasmissione va black out?
    Proseguendo nell'analogia possiamo affermare che la matematica si rivela strumento
    impreciso proprio perchè impossibilitato a spiegare la nascita dell'universo,il big bang,
    e perciò: può definirsi linguaggio della Natura? volendo anche ammetterlo sorgono
    altre osservazioni: intanto che un simile linguaggio, pur efficace nella vita di
    tutti i giorni, non lo conosciamo a fondo. E poi che ci siamo illusi di essere
    bravi interpreti ma giunti a un punto chiave abbiamo visto che parliamo lingue
    diverse.
    E' tempo allora di scoprire le carte e porre il quesito che mi sta
    a cuore : è possibile dimostrare Dio non con la Fede ma per via matematica?
    la domanda non è affatto bizzarra: ci sta provando il maggiore fisico vivente,
    Hawking, e non escludo che l'ostacolo principale sia l'irreperibilità di una
    logica adeguata. Lo stesso Einstein, del resto, si inventò la matematica dei
    tensori per formulare la sua cosmologia. E altrettanto fece Newton col calcolo
    differenziale.

    Riepilogando, il muro invalicabile dell'attuale fisica è il seguente: c'è stato
    un grande scoppio all'inizio del tempo ( provato sperimentalmente dalla
    cosiddetta radiazione fossile), ma questo non dimostra niente,
    anzi pone un duplice problema di natura teleologica.

    Il primo: l'universo è nato da una deflagrazione ma non si espanderà in
    eterno, secondo alcuni fisici lo farà sino a un limite, dopo di che collasserà
    in se stesso (big crunch), tornando a un punto iniziale da cui riesplodere.
    Insomma un ciclo eterno di implosioni e scoppi.

    Il secondo: l'universo si espande all'infinito.

    Entrambe le ipotesi ospitano la medesima lacuna, ossia:
    Chi avrebbe azionato il susseguirsi di big bang e crunch o, in alternativa,
    l'irriproducibile scoppio iniziale? ? e poi: a che scopo, se non il
    narcisistico compiacimento per un giocattolo ben congegnato?
    Lo stato dell'arte non consente risposte, per il motivo che di quel punto iniziale
    e di quanto l'ha preceduto ignoriamo tutto, a causa di un codice inadeguato.
    Meglio dunque, per i nostri scopi, affidarci a un concetto sottile ma non di meno
    scientifico quale l'entropia. Che ugualmente condurrà a poco ma ha il pregio di
    descrivere, sia pure in qualità, non in sostanza, gli accadimenti primordiali.

    Dunque l'entropia è una funzione di stato il che ne impèlica la non
    misurabilità in assoluto - insomma necessita di uno stato iniziale in cui
    assegnarle un certo valore - e tuttavia ha un pregio cruciale: misura il
    disordine di un sistema. Più esso è caotico maggiore è l'entropia.
    Nei calcoli termodinamici si prende per riferimento il suo valore alla temperatura
    di zero gradi centigradi e alla pressione di una atmosfera, ma nulla esclude,
    parlando di universo, che tale stato venga fatto coincidere con l'istante T = 0,
    l'attimo del big bang. Di quell'istante tutto possiamo ignorare se non che abbia
    posseduto entropia zero, mancandogli per definizione un riferimento anteriore.E
    perci
    ò, per la definizione di antropia, al Big Bang l'universo era ordine
    infinito. Questo lo possiamo dire, e mentre lo affermiamo con certezza un po' ci
    passa quella inquietante angoscia da istante 0. Il quale, ribadisco, è un punto
    singolare.
    Così come i credenti dicono della Resurrezione.

      La data/ora di oggi è Mer 17 Ott 2018, 16:53