Saperi negati

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    Diossina suina

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    nelda

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    Diossina suina

    Messaggio Da nelda il Gio 11 Dic 2008, 02:09

    Diossina suina

    di Carlo Petrini - 09/12/2008

    Fonte: La Repubblica

    Un ANSA di ieri sera dice che la diossina rilevata nei suini irlandesi proviene
    da olii industriali finiti in una macchina usata per asciugare il
    mangime. Cosa significa? Mistero.
    Ma questo piccolo dettaglio tecnico spalanca un panorama vertiginoso, nel
    quale abbiamo una sola certezza: non abbiamo il controllo della
    situazione. Anche se in etichetta ci scrivono da dove viene e come è
    stato alimentato il maiale, come potremmo immaginare che il mangime che
    gli hanno dato è stato prodotto bruciando oli industriali non
    consentiti? È esattamente questo che cerchiamo di comunicare quando
    diciamo che occorre mangiare meno carne.
    L'unica condizione per avere il controllo sulla qualità della carne che
    mangiamo è abbassare i consumi. Se ne mangiamo di meno, e quindi ne
    verrà prodotta di meno, con cicli meno veloci, con alimentazioni meno
    artificiali, che prevedano meno passaggi, meno elaborazioni, meno
    variabili, allora possiamo sperare di avere un qualche tipo di
    sicurezza alimentare. E intanto, ma queste sono riflessioni per
    visionari, si libererà il pianeta di un bel po' di Co2, si risparmierà
    acqua, si eviterà di spianare foreste, non sarà necessario pavimentare
    il mondo di monocolture di mais o di soia.
    Chi chiede l'etichettatura e una norma che obblighi alla dichiarazione
    dell'origine di ogni alimento ha ragione. E si sta trovando davanti
    un'Europa poco reattiva, che sembra non comprendere che la
    tracciabilità, la trasparenza delle informazioni è l'unico strumento
    per proteggere la salute pubblica e al contempo l'economia.
    Troppe volte le richieste di rigore informativo sono state respinte con la
    motivazione che un prodotto ben "tracciato" farebbe concorrenza sleale
    agli altri. Se io dico che un olio è prodotto in Italia, a patto di
    dire la verità, non sto facendo concorrenza sleale a nessuno: sto dando
    un servizio al cittadino. Non sono gli omertosi che vanno protetti. Non
    è la confusione che va alimentata.
    Tuttavia le etichette non possono metterci al riparo dall'infinita possibilità
    di delinquere che il mondo della produzione sa mettere in atto. L'unico
    elemento che ci può proteggere è la promozione della qualità.
    Sembrava averlo intuito il presidente della Commissione agricoltura,
    PaoloRusso, quando ha dichiarato che oltre all'etichettatura occorre
    "una politica che incrementi il valore del lavoro degli allevatori"; ma
    evidentemente pensava a qualcosa di diverso perché ha aggiunto
    "favorendo l'aumento delle quantità dei capi ed il miglioramento delle
    performances produttive".
    Non si fa qualità pensando alla quantità. E non c'è motivo di continuare
    con questa ossessione della quantità in un'Europa sempre più obesa,
    cardiopatica e diabetica, in cui tutti si sgolano a dire che bisogna
    mangiare meno carne. Mangiamone meno, mangiamola buona, paghiamola il
    giusto e compriamola da chi ci fidiamo.
    O forse, un'altra opzione c'è, non alternativa, ma complementare. Quella
    di una comunità europea che lavori con cognizione di causa su ogni
    singola derrata alimentare, ricordandosi di essere un'istituzione
    eletta e pagata dai cittadini e che deve fare i loro interessi prima di
    quelli dei grandi poteri economici.
    Un'Europa in cui le politiche agricole diventino politiche alimentari, e quindi
    guardino a un settore così complesso esaltandone le peculiarità e
    proteggendone le debolezze. Proviamo a pensarci, tra qualche mese,
    mentre andremo a votare: questa volta la Cina non c'entra.

      La data/ora di oggi è Mar 21 Nov 2017, 20:19