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    "POTERE DI ACQUISTO?" Questo grande sconosciuto!

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    Enrico Frassinetti

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    Data d'iscrizione : 17.06.08

    "POTERE DI ACQUISTO?" Questo grande sconosciuto!

    Messaggio Da Enrico Frassinetti il Sab 21 Giu 2008, 12:52

    Ho voluto dare un titolo a questo fattore economico primario, che ritengo altrettanto importante quanto quello del fattore Moneta/Lavoro, per permetterci di entrare nel vivo del significato che avrebbe, il potere di acquisto.

    Esso dovrebbe essere inteso come, il possedere una determinata quantità di moneta che riusciremmo a conquistare e mettere a nostra disposizione, e di far comprendere del perchè esso si abbassa e del perchè e come potrebbe alzarsi.

    Il nostro potere di acquisto, è fondato principalmente, fra la nostra possibilità di acquisto, ed i "prezzi" che troviamo sul mercato.

    Più moneta quindi avremo, più potere di acquisto, cioè più prodotti, potremo acquistare.
    Per molti di noi, (operatori del settore) questo è palese, ma dobbiamo riuscire a spiegarlo con parole semplici e comprensibili, dovendoci rivolgere verso la collettività.

    Noi potremo acquistare più prodotti e servizi, seguendo due logiche di fondo.

    O trattiamo il "prezzo" con chi vende o produce, aumentando quindi la nostra possibilità d'acquisto di quantità di merce, oppure, entrando in possesso di più moneta, potremo eludere di trattare il prezzo, e quindi il risultato sarebbe, alla fine, identico.

    Per mantenere in equilibrio questi due fattori, apparentemente in contrapposizione fra loro, basterebbe pensare che se noi guadagnassimo di più, del bisogno di trattare il "prezzo", non ce ne sarebbe necessità.

    Questo ben lo sanno i "ricchi", che non hanno nessun tipo di problema, arrivando a pensare che farsi fare lo sconto, diventa una perdita di tempo e fatica.
    Per il "povero", invece, diventerebbe una necessità, tanto più forte, quanto l'accrescersi di mancanza di moneta.

    Quindi, in queste circostanze, la scelta rimmarrebbe vincolata esclusivamente dal possesso o mancanza di "quantità" di moneta, che se viene (come in effetti è) gestita, emessa, canalizzata, da terzi, (sistema bancario e multinazionali) la nostra unica via di uscita, è quella di poter solamente farci ribassare il "prezzo", tramite la "contrattazione", da soggetti disposti a guadagnare di meno su ogni prezzo da loro applicato.

    Questo è quello che avviene, tramite la creazione di una moneta, fondata sulla contrattazione di una scontistica monetaria, rivolgendosi verso i commercianti o liberi professionisti, che riescono ancora ad operare nei diversi settori di appartenenza.
    Ma questo tipo di realizzazione di emissione monetaria, si fonderebbe sul concetto espresso prima, è cioè, di aumentare il proprio potere di acquisto, tramite una delle due soluzioni che sono possibili l'essere applicabili.

    Considerando che la "potenza" della Grande Distribuzione, è "imponente", insieme al suo partner bancario, il "commerciante" è oggi reso ormai con le forze al "lumicino", rendendo la "battaglia", veramente "impari".

    E' l'unica soluzione rimasta, oppure la seconda alternativa, potrebbe essere intrapresa ugualmente?

    Dipende solo dal nostro tipo di scelta!

    Se si volesse intraprendere la seconda alternativa, cioè quella di voler aumentare il proprio potere di acquisto, tramite l'aumento della quantità di moneta, bisogna chiaramente, fare una inversione di tendenza (sopratutto nella nostra mente).

    Bisogna guadagnare di più!

    Per poter guadagnare di più, quindi, bisogna realizzare un processo, sia cognitivo, che operativo e pratico, che va nettamente all'opposto, del concetto espresso con il fattore di dover chiedere uno "sconto"!

    Chiedere uno sconto, significa in questo nostro filologico pensiero, rinunciare ad una battaglia.
    Voler invece guadagnare di più, significherebbe di fatto, sfidare i "grandi".

    Questi due concetti, chiaramente "opposti", produrrebbero una chiara divergenza di intenti, nel popolo, ma il fine, alla fine, sarebbe lo stesso, cioè quello di aumentare il "potere di acquisto".

    Guardando questi due aspetti, apparentemente in contrapposizione fra loro, essi genererebbero quella "secolare diatriba", che viene sostenuta da due "fazioni o gruppi societari" appartenenti allo stesso popolo, rendendolo "due facce" della stessa medaglia.
    Una delle due, è quella che sostiene la "solidarietà espressa", tramite la realizzazione di associazioni "No-Profit", l'altra, invece, è fondata sulla logica del "profitto".

    Fra le due, una genererebbe VERA "nuova ricchezza", fondata sulla moltiplicazione monetaria, l'altra, invece, la ricchezza l'aumenterebbe (potere di acquisto), solamente tramite una contrattazione, volta ad abbassare un determinato "prezzo".

    Ma alla fine, una abbasserebbe la quantità di moneta circolante (rarefazione monetaria), l'altra invece, si impegnerebbe ad aumentarla.

    Altri fattori di macroeconomia, come l'aumento della demografia, l'aumento dei pensionati, la mancanza di investimenti in nuova produzione, renderanno la rarefazione monetaria, sempre più rimarcata e sempre più pesante dal potere essere sostenuta da tutti.

    Alla fine, la quantità di moneta Pro-capite, risulterà essere sempre di meno, e sempre di più inflazionata.

    Il nostro potere di acquisto, quindi, se venisse fondato costantemente su un abbassamento dei "prezzi", lo dice la stessa parola, esso procederà sempre verso il basso, ed alla fine imploderà.

    Quale delle due soluzioni, renderebbe possibile lo staccarsi DEFINITIVAMENTE , da chi vorrebbe continuare a emettere (emissione), gestire (risparmio), collocare (investimenti) la moneta?

    Ad ognuno di noi, la risposta!

    Per ora mi fermo quì.

    Attendo una vostra replica.

    Enrico Frassinetti

      La data/ora di oggi è Mar 17 Ott 2017, 08:59