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    Ugo Biggeri e Terra Futura

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    nelda

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    Ugo Biggeri e Terra Futura

    Messaggio Da nelda il Gio 28 Ago 2008, 23:46

    Ugo Biggeri e Terra Futura
    Marta Giacometti
    Intervista a Ugo Biggeri
    presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus
    , promotrice di Terra Futura
    con Adescoop–Agenzia dell’Economia Sociale s.c., in partnership con
    Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente.


    -
    La mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità. Che tipo di
    relazione intercorre fra sostenibilità e futuro del pianeta terra?

    È ormai evidente che i problemi socioeconomici e quelli ambientali sono
    le due facce di una stessa medaglia. Non può esserci impegno a fianco
    degli ultimi senza la tutela delle risorse naturali, né azione per la
    finanza etica senza l’obiettivo di un nuovo sistema economico, e
    neppure lotta in difesa dei lavoratori senza la promozione dei diritti
    dei popoli.

    Di fronte a un tale livello di interconnessioni, per
    garantire un futuro alla terra oggi non basta più il solo impegno delle
    istituzioni, specie di quelle internazionali. Occorre anche un
    approccio dal basso, dunque scelte di sostenibilità compiute
    quotidianamente dai cittadini e dalla cosiddetta società civile in
    tutte le sue forme, oltre che dalle imprese e dalle istituzioni locali
    e nazionali. Nel diffondere questo messaggio sta la funzione culturale
    di Terra Futura, ben al di là di una semplice mostra.

    - Una vera e propria rivoluzione culturale quella di votarsi alla sostenibilità.
    Quanto importante è che tale scelta venga condivisa a più livelli, affinché un altro mondo possa davvero essere in costruzione?

    Semplificando, si possono individuare due
    livelli fondamentali: quello istituzionale, che nasce dalle grandi
    organizzazioni internazionali passando per gli enti locali sino adarrivare a coordinamenti quali quello di Agenda 21;
    il secondo, che è quello della gente comune ed è fondamentale che essa
    veda nell’adozione di “buone pratiche” la possibilità di un futuro
    piacevole, bello.

    Ciò è vitale perché i politici governeranno
    conformemente a criteri di sostenibilità unicamente se una tale
    richiesta arriverà loro dai cittadini. Il tratto distintivo di Terra
    Futura sta proprio nel mostrare alle persone anche l’aspetto “ludico”
    delle buone prassi, quello piacevole, solare, felice: a iniziare dal
    fatto che per divertirsi non c’è bisogno si consumare una tale quantità
    di risorse naturali.

    - Terra Futura è la casa di quanti
    guardano a modelli di sviluppo e crescita che siano sostenibili. Pure,
    sotto il suo tetto, accoglie anche rappresentanti del cosiddetto
    “movimento per la decrescita felice” che, promuovendo logiche di
    autosufficienza e produzione in proprio, auspica la diminuzione del
    PIL. In qualità di Presidente della Fondazione Culturale promossa da
    Banca Etica, in quale di queste due correnti si riconosce maggiormente?

    Innanzi tutto una premessa: c’è assolutamente bisogno di un’azione molto forte
    per generare cambiamento e nel suo essere radicale, il movimento della
    decrescita felice – verso il quale io nutro una forte simpatia -
    assume un ruolo fondamentale, poiché costringe a porsi delle domande.

    Detto ciò, credo che in realtà esista una forte convergenza fra le proposte
    di questa corrente e quelle promosse da Terra Futura. Perciò più che
    sulle differenze teoriche, ritengo abbia più senso ragionare sul piano
    pratico e lì le divisioni sono molto meno di quante potrebbero sembrare. Ad iniziare dalla convinzione condivisa che oggi il PIL non
    sia poi così rappresentativo della crescita reale del benessere e
    sopratutto non sia un valido indicatore su cui basare le scelte di governo.

    - Cosa sente di poter dire a quanti si pongono
    in generale con un atteggiamento scettico di fronte alla possibilità di
    una reale trasformazione del mondo di oggi? Scetticismo che solitamente
    aumenta quando ci si domanda in che misura il singolo possa essere un
    potenziale attore di tale cambiamento...
    In che termini secondo
    Terra Futura ognuno di noi può fare la differenza attraverso scelte di
    vita quotidiana in ogni ambito del vivere e dell’agire?

    La sostenibilità è innanzi tutto una scelta che permette di sentirci
    meglio con noi stessi. La tesi di Terra Futura – che la felicità non
    deriva tanto da ciò che si possiede, quanto dalle relazioni che si
    costruiscono – punta prima di tutto a ridare senso all’esistenza di
    ognuno. Realizzare quanto distorta sia la visione dominante che ci
    identifica solo in termini di consumatori, è già di per sé un enorme
    risultato. Lavoriamo 340 giorni all’anno senza aver tempo da dedicare
    ai nostri figli, solo per riuscire ad andare 15 giorni al mare d’estate; produciamo per poter acquistare l’ultima novità sul mercato
    in un circolo vizioso che ci rende perennemente insoddisfatti..

    TerraFutura offre innanzi tutto un’opportunità per rompere questa spirale.
    Secondariamente esiste senz’altro anche il livello della consapevolezza
    politica. E agli scettici vorrei solo ricordare che tutti i grandi cambiamenti sono avvenuti quando i singoli si sono riuniti, uno dopo
    l’altro, nel nome di un interesse comune.

    Ci vorrà ancora molto
    tempo, certo, però il fatto che ad esempio quasi tutte le imprese
    stanno ormai cercando di rivestirsi di una qualche patina di sostenibilità, dimostra che considerano quanto la gente domanda. E
    visto che – almeno in numeri assoluti - la richiesta di sostenibilità
    proviene ancora da una minoranza di persone, questo è un ulteriore
    segnale di speranza, poiché dimostra quanto il potere di pressione dal
    basso possa condizionare le scelte.

    - Terra Futura
    giungerà quest’anno alla sua IV edizione: come può definire il trend
    delle presenze sempre più numerose all’evento e dei consensi
    progressivamente acquisiti? Può tale trend essere interpretato come un
    segnale di speranza?

    È senz’altro un segnale di
    speranza come lo è il fatto che ormai Terra Futura si stia avviando ad
    una dimensione internazionale. Così come altrettanto positivamente si
    deve guardare a tutte quelle fiere e mercatini locali che costellano
    l’intero paese in ogni occasione possibile e che, sull’esempio di Terra
    Futura, propongono un confronto ed una riflessione sulle buone pratiche.

    Un altro obiettivo significativo a cui in parte abbiamo contribuito è che
    nell’agenda politica della grandi organizzazioni, enti pubblici,
    istituzioni ed anche di alcune imprese, le questioni della
    sostenibilità sono all’ordine del giorno. Tutto questo nella
    consapevolezza che la strada da percorrere è ancora lunga, visto che,
    in generale, si fa ancora molta fatica ad adottare una visione globale
    quando si affronta questo tipo di problematiche.

    - Il lavoro, il filo rosso sotteso a questa IV edizione di Terra Futura,
    è una delle sfide sulla quale tutti i governi e le società sono ormai
    chiamati a misurarsi: garantire questo diritto, specie alle giovani
    generazioni, è oggi un’urgenza. Condivide anche lei, specie con
    riferimento all’Italia, che quella del lavoro sia una priorità assoluta?

    Sì,lo credo. In senso più ampio Terra Futura pone l’enfasi sul bisogno di
    ripensare a questa categoria, poiché non è sostenibile che la
    produzione – così com’è intesa oggi – continui a ritmi tali e votata
    alla crescita del consumo. Occorre ri-concepire il lavoro affinché la produttività, i consumi e gli stili di vita non siano d’ostacolo alla
    possibilità di garantire a tutti equità, giustizia e accesso ai beni comuni. Bisogna capire quali opportunità e risposte il mondo del lavoro
    possa dare ai grandi temi della sostenibilità ambientale e sociale.

    -
    Qual è la via indicata da Terra Futura per risolvere l’apparente
    impasse fra il bisogno di lavorare - specie per le giovani generazioni - e quello di rispettare i criteri di sostenibilità?

    Non abbiamo la soluzione, Terra Futura però apre il campo ad una seria
    discussione in tal senso. Alcune proposte sono già molto chiare, prima
    fra tutte quella di detassare il fattore lavoro a favore di una
    maggiore tassazione dell’uso delle risorse. Sicuramente si debbono poi
    ripensare le politiche di delocalizzazione del lavoro che, ad oggi,
    mirano unicamente ad abbassare i costi a discapito dell’occupazione.

    L’informatica
    è un altro campo dove bisogna intervenire, poiché le potenzialità
    offerte da questo settore si stanno sempre più piegando alle logiche
    dello sfruttamento piuttosto che a quelle della creazione di nuovi
    posti di lavoro: basti pensare alla logica sottesa alle compagnie
    internazionali di call center... Di nuovo, in tutto ciò, occorre
    adottare una prospettiva globale se si vuole imprimere efficacia ed
    incisività alle nostre azioni.

      La data/ora di oggi è Sab 23 Set 2017, 14:13