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    Radiazioni non-ionizzanti e misure di prevenzione

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    pinodd

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    Radiazioni non-ionizzanti e misure di prevenzione

    Messaggio Da pinodd il Mar 16 Set 2008, 19:28

    Rischi sanitari dovuti all'inquinamento da radiazioni non ionizzanti e possibili misure di prevenzione per la popolazione


    I sistemi viventi si dimostrano sensibili ai campi elettromagnetici e i limiti di esposizione stabiliti dalle scarne disposizioni vigenti nel nostro Paese (DPCM 23-4-1992, concernente solo i campi generati alla frequenza di trasmissione dell'energia elettrica - ossia a 50Hz - 100 microTesla per l'intensità del campo magnetico e 5000Volt/metro per quella del campo elettrico) stabiliti per proteggere la popolazione dagli effetti acuti, non vengono ritenuti, dalla commissione, adeguati a proteggere la popolazione dagli effetti a lungo termine.

    Sebbene gli effetti sanitari delle radiazioni non ionizzanti siano tuttora meno conosciuti e patogenicamente definiti rispetto a quelli delle radiazioni ionizzanti (ultravioletto lontano, raggi X e raggi gamma), nella letteratura scientifica più recente sono apparsi studi che sollecitano a prendere in seria considerazione i potenziali rischi derivanti dai campi elettromagnetici non ionizzanti.

    Per quanto concerne le frequenze estremamente basse (ELF), a 50-60 Hz, alcune indagini epidemiologiche su bambini residenti in abitazioni vicine a installazioni elettriche hanno indicato un possibile aumento del rischio di leucemie e di tumori cerebrali, con esposizioni a livello di induzione magnetica di 0,2-0,4 microTesla (Feychting e Ahlbom 1993; Olsen et Al. 1993); indagini epidemiologiche condotte su alcune categorie di lavoratori professionalmente esposti hanno evidenziato un aumento di rischio di leucemie (Matanoski et Al. 1994; Thornqvist et Al. 1991; Savitz et Al. 1995), tumori mammari nella donna (Loomis et Al. 1994), tumori mammari del maschio (Floderus et Al. 1994).
    Per quanto riguarda le indagnini sui bambini, simili risultati erano stati trovati in alcuni studi ben condotti negli anni precedenti (Wertheimer e Leeper 1979; Tomenius 1986; Savitz et Al. 1998), anche questi con esposizioni a intensità tra 0,2 e 0,3 micro Tesla.


    Indagini epidemiologiche di terza generazione ribadiscono l'accresciuta incidenza di leucemie infantili, come pure di tumori al sistema nervoso centrale e alla mammella di lavoratori e lavoratrici esposte, di linfoma maligno nell'uomo e nel cane (Washburn et Al. 1994; Reif et Al. 1995; Miller et Al. 1996; Milham et Al. 1996; Coogan et Al. 1996), deponendo a favore di un rischio possibile a livelli di esposizione superiori a 0,2 microTesla.

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