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    Il bluff del biofuel

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    nelda

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    Il bluff del biofuel

    Messaggio Da nelda il Lun 06 Ott 2008, 23:21


    Data di pubblicazione: 18.09.2008

    Autore: Shiva, Vandana

    I biocarburanti sono cibo sottratto ai poveri e non risolvono il problema ambientale.
    Da il manifesto, 18 settembre 2008 (m.p.g.)


    Dal 3 al 14 dicembre 2007, Bali ha ospitato oltre
    10.000 rappresentanti di governo e della società civile per una conferenza della
    Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, un trattato
    ambientale internazionale nel cui ambito è stato negoziato il Protocollo di
    Kyoto. Il protocollo scade nel 2012 e Bali aveva il compito di dare avvio alle
    trattative per lo scenario post-Kyoto. Nel 2008 nessuno può ormai negare che sia
    in atto un cambiamento climatico causato dall'uomo. Tuttavia, l'impegno a
    mitigarne gli effetti e ad aiutare le aree vulnerabili ad adattarvisi non
    corrisponde alla consapevolezza del disastro. La mitigazione dei cambiamenti
    climatici richiede sostanziali cambiamenti nei modelli di produzione e di
    consumo. La globalizzazione ha spinto la produzione e il consumo mondiali ad
    incrementare le emissioni di anidride carbonica. Le regole per la
    liberalizzazione commerciale della Omc, l'Organizzazione mondiale del commercio,
    sono in realtà leggi che costringono i paesi a seguire la via delle alte
    emissioni. In modo analogo, la Banca Mondiale, che concede prestiti per la
    costruzione di superstrade ad alta circolazione e di centrali termiche, per
    l'industrializzazione dell'agricoltura e per la realizzazione di sistemi di
    distribuzione organizzata, forza i paesi a emettere maggiori quantitativi di gas
    a effetto serra. Poi ci sono le società colossi, come la Cargill e la Walmart,
    principali responsabili della distruzione di economie locali e sostenibili, che
    spingono le società, una dopo l'altra, alla dipendenza da un'economia globale
    ecologicamente distruttiva. La Cargill, che svolge un ruolo importante nella
    diffusione di coltivazioni di soia in Amazzonia e di piantagioni di palma da
    olio nelle foreste pluviali dell'Indonesia, incrementa le emissioni sia
    incendiando le foreste che distruggendo gli enormi bacini carboniferi presenti
    nelle foreste pluviali e nelle torbiere. Il modello del commercio centralizzato
    a lunga distanza di Walmart è una ricetta per aumentare il carico di anidride
    carbonica dell'atmosfera. Il primo passo verso la mitigazione richiede che si
    fissi l'attenzione sulle azioni reali degli attori reali. Le azioni reali sono
    azioni come l'abbandono dell'agricoltura ecologica e dei sistemi alimentari
    locali. Fra gli attori reali ci sono l'agribusiness globale, la Omc e la Banca
    Mondiale. Le azioni reali comportano la distruzione di economie rurali a bassa
    emissione in favore di un'espansione urbana incontrollata, ideata e progettata
    da imprenditori e società edili. Le azioni reali comportano la distruzione di
    sistemi di trasporto sostenibili basati sull'energia rinnovabile e del trasporto
    pubblico a favore degli autoveicoli privati. Gli attori reali coinvolti in
    questa transizione verso la non-sostenibilità nella mobilità sono le compagnie
    petrolifere e le società automobilistiche. Kyoto ha evitato di trattare la
    questione difficile e significativa dell'interruzione di quelle attività che
    sono causa di elevate emissioni, ha eluso anche la sfida politica alla
    regolamentazione degli inquinatori e all'imposizione di sanzioni nei loro
    confronti, in conformità ai principi adottati dal Summit della Terra di Rio. Ciò
    che ha fatto, invece, è stato mettere in atto un meccanismo di commercio di
    emissioni che, in realtà, ricompensa gli inquinatori, assegnando loro diritti
    sull'atmosfera e permettendo che questi diritti all'inquinamento diventassero
    oggetto di contrattazione. Oggi, il mercato delle emissioni è arrivato a 30
    miliardi di dollari, ma ci si aspetta che raggiunga il trilione. Le emissioni di
    anidride carbonica continuano ad aumentare, mentre crescono anche i profitti da
    «aria fritta». La chiamo «aria fritta» in senso letterale, in quanto aria calda
    che porta al riscaldamento globale, e in senso metaforico, perché è aria fritta
    che si basa su un'economia finanziaria fittizia che ha sopraffatto, in
    dimensioni e nella nostra percezione, la vera economia. Un'economia d'azzardo ha
    permesso alle società e ai loro proprietari di moltiplicare il patrimonio senza
    limite e senza alcuna relazione con il mondo reale. Eppure, questi patrimoni
    sempre insaziabili cercano di prendere possesso delle risorse reali delle
    persone - la terra e le foreste, le aziende agricole e il cibo - per trasformale
    in denaro contante. Senza tornare al mondo reale non si possono trovare le
    soluzioni che aiuteranno a mitigare il cambiamento climatico. Un altro falso
    rimedio al cambiamento climatico è la promozione di biocarburanti a base di
    mais, soia, olio di palma e jatropa. I biocarburanti, combustibili ottenuti
    dalle biomasse, continuano ad essere la principale fonte energetica per le
    popolazioni povere del mondo. L'azienda agricola ecologica e biodiversa, ossia
    biologicamente varia, non è solo una fonte di cibo, è anche fonte di energia.
    L'energia per cucinare deriva dalle biomasse non commestibili, come sterco
    bovino essiccato, steli di miglio e gambi di leguminose, da specie agroforestali
    presenti sui terreni boschivi di proprietà dei villaggi. Gestite in modo
    sostenibile, le comunanze dei villaggi sono da secoli fonte di energia
    decentralizzata. I biocarburanti industriali non sono i combustibili dei poveri,
    ma sono il cibo dei poveri trasformato in calore, elettricità e trasporti. I
    biocarburanti liquidi, soprattutto l'etanolo e il biodiesel, sono uno dei
    settori di produzione in maggiore crescita, stimolato dalla ricerca di risorse
    alternative ai carburanti fossili, da un lato, per evitare la catastrofica
    impennata di prezzo del petrolio, e dall'altro, per ridurre le sostanze ricche
    di amido, come mais, orzo e grano. L'etanolo viene mescolato con il petrolio. Il
    biodiesel si produce solo con sostanze vegetali, come l'olio di palma, l'olio di
    soia e l'olio di semi di colza. Il biodiesel viene mescolato al diesel. (...) Il
    settore dei biocarburanti è cresciuto rapidamente in tutto il mondo. Gli Stati
    Uniti e il Brasile hanno creato industrie per la produzione di etanolo e anche
    l'Unione Europea si sta mettendo di fretta al passo per esplorare il mercato
    potenziale. I governi di tutto il mondo incoraggiano la produzione di
    biocarburante con politiche a sostegno. Gli Stati uniti stanno spingendo le
    altre nazioni del terzo mondo ad introdurre la produzione di biocarburante in
    modo da soddisfare i propri fabbisogni energetici, anche se questo significa
    svaligiare le risorse altrui. È inevitabile che questa massiccia crescita della
    domanda di cereali si risolverà a scapito della soddisfazione dei bisogni umani,
    con i poveri incapaci di competere economicamente e tagliati fuori dal mercato
    alimentare. Nel febbraio dello scorso anno il Movimento dei Senza Terra
    brasiliano ha rilasciato una dichiarazione in cui nota che «l'espansione della
    produzione di biocarburanti aggrava la fame nel mondo. Non possiamo mantenere i
    serbatoi pieni mentre gli stomaci si vuotano». La deviazione delle risorse
    alimentari a risorse per produzione di carburante ha già innalzato il prezzo di
    granturco e soia. In Messico si sono verificate rivolte per l'aumento di prezzo
    delle tortillas. E questo non è che l'inizio. Immaginate quanta terra è
    necessaria per produrre il 25% del combustibile utilizzando le risorse
    alimentari. Una tonnellata di granturco produce 413 litri di etanolo. 35 milioni
    di galloni di etanolo richiedono 320 milioni di tonnellate di granturco. Nel
    2005 gli Stati uniti hanno prodotto 280,2 milioni di tonnellate di granturco.
    Con la stipula del Nafta, gli Stati Uniti hanno distrutto tutte le piccole
    aziende agricole messicane, rendendo il Messico dipendente dal granturco Usa. È
    stato proprio questo il motivo alla base della rivolta zapatista. Oggi nel
    paese, in seguito alla conversione del granturco in biocarburante, il prezzo del
    granturco ha subito un forte rialzo. I biocarburanti industriali vengono
    promossi come fonte di energia rinnovabile e mezzo per ridurre le emissioni di
    gas a effetto serra. Tuttavia, ci sono due inoppugnabili ragioni ecologiche che
    spiegano perché la conversione di colture come soia, granoturco e palma da olio
    in carburanti liquidi possa aggravare il caos climatico e il carico di CO2. In
    primo luogo, la deforestazione causata dall'espansione delle piantagioni di soia
    e di palme da olio sta portando a un aumento di emissioni di CO2. Secondo le
    stime della Fao, ogni anno vengono rilasciati nell'atmosfera 1,6 miliardi di
    tonnellate di gas a effetto serra provenienti dai disboscamenti, tra il 25 e il
    30% dei gas totali. Entro il 2022 le piantagioni per la produzione di
    biocarburante potrebbero avere distrutto il 98% delle foreste pluviali
    indonesiane. (...) In secondo luogo, la conversione di biomassa in carburante
    liquido comporta l'impiego di quantitativi di carburante fossile maggiori
    rispetto a quello che sostituisce.La produzione di un gallone di etanolo
    richiede 28.000 Kcal. Un gallone di etanolo fornisce 19.400 kcal di energia. Un
    rendimento energetico pari al 43%. Gli Stati Uniti si serviranno del 20% del
    proprio granturco per produrre 5 miliardi di galloni di etanolo, che
    sostituiranno l'1% dell'uso di combustibile. Se si dovesse impiegare il 100% del
    granturco, si sostituirebbe solo il 7% del petrolio totale. Non è certo una
    soluzione questa, non per controbattere i prezzi record del petrolio, e né per
    mitigare il caos climatico. (David Pimentel alla conferenza IFG sulla "Triplice
    crisi", Londra, febbraio 23-25, 2007) Ed è fonte di altre crisi. Per produrre un
    gallone di etanolo vengono usati 1700 galloni di acqua. Il granturco necessita
    di più azoto fertilizzante, insetticidi ed erbicidi di qualsiasi altra
    coltivazione. Questi falsi rimedi finiranno per accrescere la crisi climatica,
    aggravando e acuendo al contempo la diseguaglianza, la fame e la povertà.
    Esistono, tuttavia, soluzioni reali che possono mitigare il cambiamento
    atmosferico ed anche influire sulla riduzione della fame e della povertà.
    Secondo il Rapporto Stern, l'agricoltura è responsabile del 14% delle emissioni,
    lo sfruttamento del terreno (con riferimento soprattutto alla deforestazione) lo
    è del 18% e il trasporto del 14%. All'interno di questo computo rientra il
    crescente fenomeno del trasporto di derrate fresche, che potrebbero essere
    coltivate in loco. L'agricoltura che fa uso della chimica industriale, nota
    anche come Rivoluzione Verde (Green Revolution) quando venne introdotta nei
    paesi del Terzo Mondo, è la fonte principale dei tre gas a effetto serra:
    anidride carbonica, ossido di azoto e metano. L'anidride carbonica viene emessa
    quando si utilizzano carburanti fossili per i macchinari e per il pompaggio
    dell'acqua dai pozzi, per la produzione di fertilizzanti chimici e pesticidi. I
    fertilizzanti chimici emettono azoto ossigeno che, come gas serra, è 300 volte
    più letale dell'anidride carbonica. Infine, l'allevamento di animali a granaglie
    è la fonde principale di metano. Gli studi indicano che un passaggio da una
    dieta a base di granaglia a una dieta biologica a base erbacea potrebbe ridurre
    fino al 50% l'emissione di metano attribuibile al bestiame. Non tutti i sistemi
    agricoli contribuiscono, tuttavia, alle emissioni di gas serra. L'agricoltura
    ecologica e biologica diminuisce le emissioni sia riducendo la dipendenza da
    combustibili fossili, da fertilizzanti chimici e da alimentazione intensiva, sia
    assorbendo un maggiore quantitativo di carbonio nel terreno. I nostri studi
    dimostrano un aumento di sequestro di carbonio fino al 200% nei sistemi
    biologici biodiversi. Quando «ecologico e biologico» si combinano a «diretto e
    locale», le emissioni vengono ulteriormente ridotte, grazie alla riduzione del
    consumo energetico per il trasporto del cibo, l'imballaggio e la refrigerazione.
    Il sistema alimentare locale ridurrà la necessità di incrementare l'agricoltura
    nelle foreste pluviali di Brasile e Indonesia. Con una transizione tempestiva,
    potremmo ridurre le emissioni, aumentare la garanzia e la qualità del cibo e
    migliorare la resistenza delle comunità rurali nell'impatto col cambiamento
    climatico. Optare per una transizione dal sistema alimentare industriale
    globalizzato, imposto da Omc, Banca Mondiale e Agribusiness globale, a sistemi
    alimentari ecologici e locali, rappresenta una strategia di mitigazione e di
    adattamento al cambiamento climatico. Protegge i poveri e protegge il pianeta.
    Lo scenario post-Kyoto deve necessariamente includere l'agricoltura ecologica
    come soluzione climatica.

    Traduzione di Laura Pagliara


      La data/ora di oggi è Mer 22 Nov 2017, 23:16