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    Le Notti di Onnissanti - 1 parte

    nelda
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    Messaggio Da nelda il Ven 31 Ott 2008, 00:50

    Le Notti di Onnissanti:
    antichi rituali pagani all'ombra del Cristianesimo


    Ancora una volta, come ogni anno, ci stiamo
    apprestando ad esser
    bombardati da pubblicità, magazine, network che parlano di
    Halloween, il "carnevale" novembrino vera e propria festa del
    consumistico mondo occidentale.
    Per molti la ricorrenza è estranea alla nostra cultura italiana, un
    chiaro esempio dell'effetto della globalizzazione e
    dell'assorbimento di usi e costumi del mondo anglosassone. In
    realtà, celate da maschere e vetrine scintillanti, ecco trasparire
    antichi ricordi di tradizioni mai del tutto scomparse e ancora
    insite nel folklore popolare che contraddistingue la nostra nazione.

    Secondo il Dizionario McBeain di Lingua Gaelica, Samhain
    (pronunciato "sow-in"), forse la più importante tra le festività
    celtiche, deriverebbe da "samhuinn" e significherebbe "summer's
    End", la fine dell'estate e l'inizio della stagione invernale. In
    realtà i festeggiamenti non duravano una sola giornata, ma
    iniziavano una settimana prima e si concludevano una settimana dopo,
    così è molto più probabile che il giorno più importante dei
    festeggiamenti non fosse il primo del mese di Novembre, bensì l'11,
    data coincidente con quella che oggi viene definita estate di San
    Martino. Successivamente, nei paesi di origine anglosassone, Samhain
    fu trasformata in All Hallows' Eve, ove "Eve" sta per
    "vigilia", o
    ancora Halloween.

    Questa data coincideva con l'inizio dell'anno celtico, il momento in
    cui la natura inizia il suo riposo e il primitivo, spaurito dalla
    morte della propria "mater", già preparava la sua rinascita. Da qui
    il collegamento di Samhain come festa dei morti, ma in realtà essa
    non è una festività legata ai defunti, esattamente il contrario, è
    legata alla vita, alla grande dea che muore per poter rinascere. Ai
    primordi, infatti, la divinità è immaginata come la sovrana dei
    boschi e della natura selvaggia, essa da sostentamento agli uomini
    ma ne può causare anche la morte, successivamente il passaggio dal
    nomadismo all'agricoltura impone al selvaggio un più attento esame
    delle stagioni e dei cicli naturali, egli si accorge che la terra
    non è sempre fertile, la dea, resasi immanente nei campi, nelle
    piante di grano e di orzo muore per poter rinascere nuovamente e
    così assicurare, con i suoi eterni cicli, la novella vita.

    Il concetto di morte e resurrezione ha così da sempre permeato le
    credenze e i miti degli uomini, nel mondo greco ad esempio essa è
    ben descritta dalla storia di Demetra e Persefone, la leggenda narra
    che un giorno la bella Persefone, figlia di Demetra, mentre
    raccoglieva dei fiori con delle amiche, si allontanò nel bosco e
    così Ade, la divinità dell'oltretomba, da tempo perdutamente
    innamorato della fanciulla, decise di rapirla con il beneplacito di
    Zeus. La Dea Madre,
    accortasi della scomparsa della figlia, iniziò a
    cercarla ma, vedendo vani i suoi tentativi, decise che fin quando
    non le sarebbe stata restituita la terra non avrebbe prodotto più i
    suoi frutti. Zeus ordinò così ad Ade di lasciar libera la fanciulla
    ma il dio, con un sotterfugio, costrinse la stessa a ritornare ogni
    sei mesi nel suo regno. Demetra allora infuriata decise che nel
    periodo in cui Persefone fosse stata nel regno dei morti, sul mondo
    sarebbe calato l'inverno e la terra non avrebbe prodotto i suoi
    magnifici frutti, una metaforica morte in attesa del risveglio.

    E' in questa ottica che la festa di Halloween assume un nuovo
    significato, esso diventa il giorno in cui il velo che separa il
    mondo dei vivi da quello del soprannaturale si fa molto sottile,
    tanto da poter facilmente trapassarlo, nasce così l'idea che le
    anime dei morti proprio in questo giorno riescono più facilmente a
    raggiungere e far visita ai loro cari ancora in vita. Da questa
    credenza nasce l'usanza di lasciare frutti o latte sugli usci delle
    porte, in modo che gli spiriti, durante le loro visite potessero
    ristorarsi o ancora accendere torce e fiaccole per segnalare il
    cammino e agevolare loro il ritorno.

    Con l'avvento del Cristianesimo, la
    Chiesa cercò di appropriarsi
    della festività troppo radicata nella cultura popolare per esser
    cancellata e così il 1° Novembre diventava la festa di Ognissanti,
    le figure fatate e gli spiriti della tradizione celtica, a loro
    volta immagine di un oltremodo di morte e rigenerazione, furono
    demonizzati, le stesse donne il cui ruolo nei rituali di fertilità
    era fondamentale furono trasformate in streghe e i falò di "gioia"
    tradotti in roghi. Anche le lanterne e le luci giuda subirono una
    ugual sorte, quelle che all'inizio avevano proprio il compito di
    indicare ai propri defunti la "via di casa" divennero "lanterne
    scaccia streghe" con un uso completamente differente.

    La zucca come simbolo della Dea Madre

    La tradizione vuole che solo verso il 1700 iniziò a sorgere l'usanza
    di intagliare strani e spaventosi volti nelle rape e di inserire nel
    loro interno delle candele illuminate proprio per far allontanare
    gli spiriti maligni; nel 1845 però, una spaventosa carestia in
    Irlanda obbligò moltissime persone a immigrare in America portando
    con loro anche queste tradizioni. La difficoltà di reperire rape nel
    nuovo continente fece si che il tubero fosse sostituito dalle molto
    più diffuse zucche gialle che ancor oggi sono uno dei simboli più
    ricorrenti di Samhain. Se così ci racconta la storia non possiamo
    far a meno di soffermarci sulla scelta del frutto-simbolo della
    festa, trovando molte altre antiche tradizioni che riportano alla
    zucca.
    Essa è infatti da sempre legata a rituali di morte e rigenerazione
    che contraddistinguono il culto della dea, infatti il fiore,
    chiamato giglio, era legato di solito ai morti, il suo colore giallo
    pallido ricordava appunto il colore delle ossa dei defunti, mentre
    il frutto, appunto la zucca, era associato alla procreazione e alla
    fertilità.

    Se così immaginiamo che la lanterna di Halloween abbia origini
    moderne basta sfogliare il Corpus Hippocraticum del 400-300 a.C. per
    leggere che:
    ".se la donna ha la stanguria tagliare la testa e il fondo di una
    zucca, metterci sotto del carbone, gettare sul fuoco della mierra
    triturata, la donna si sieda sulla zucca e faccia entrare quanto più
    possibile i suoi organi genitali, affinché le parti genitali
    ricevano più vapore possibile."

    Ai nostri occhi la descrizione sempre perfettamente coincidere con
    la lanterna cacciastreghe simbolo della festività. La zucca è così
    lo strumento per assicurare la procreazione, essa è il priapos
    primordiale, l'elemento ingravidatore che nasce dalla stessa terra e
    assicura, nel periodo più oscuro e buio la vita. Del resto la zucca
    era anche associata al dio Priapo, divinità di origine greca poi
    successivamente "adottata" dai romani. Il dio, spesso rappresentato
    con un volto umano e le orecchie di una capra, tiene in mano un
    bastone usato per spaventare gli uccelli, la falce per potare gli
    alberi e sulla testa foglie d'alloro. Sua caratteristica più
    evidente è l'enorme o addirittura il doppio fallo, simbolo proprio
    della sua natura feconda, aspetto per il quale era anche
    rappresentato da un pilastrino verticale con sopra scolpita la sua
    testa e il suo fallo eretto, simbolo appunto della fecondazione.

      La data/ora di oggi è Mar 19 Nov 2019, 01:15