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    Quale madre, quale padre.

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    Quale madre, quale padre. Empty Quale madre, quale padre.

    Messaggio Da nelda il Gio 20 Nov 2008, 04:34

    di Daniela Degan.

    Passeggiando tra i vasi e le statuine delle Dee della Cultura

    Cucuteni, un signore mi ha chiesto perché queste popolazioni sono

    scomparse . gli ho raccontato la tesi di Gimbutas, condivisa,
    scopro, da
    altre archeologhe, dell'invasione degli Indoeuropei . tra
    i quali le
    popolazioni Kurgan.
    Poi però mi sono ricordata un passaggio fondamentale:
    quando nella
    storia è avvenuto il passaggio da una società matrilineare a
    quella
    patriarcale, per dirla alla Eisler, "androcratica"? Quando il
    Padre
    ha prevalso sulla Madre? Quando la norma ha sancito questo

    passaggio? Quando è avvenuto questo scontro e la norma "mutuale" è
    stata
    scalzata da quella "dominatore"?
    Sono i testi dei classici greci che ci
    possono fornire la risposta.
    Più esattamente Eschilo e la sua Orestea, nella
    quale possiamo
    leggere la trasposizione mitica del conflitto di genere che
    terminò
    col trionfo del dominio patriarcale.
    Riprendo il filo della
    storia: Clitemnestra uccide Agamennone di
    ritorno da Troia, per vendicare la
    morte della figlia Ifigenia,
    sacrificata dal padre prima di partire, per il
    raggiungimento della
    vittoria nella guerra che si apprestava a condurre a
    fianco di
    Achille e dei suoi prodi.
    Il figlio di ritorno da Argo, sotto
    mentite spoglie, entra nel
    palazzo e uccide la madre e viene perseguitato
    dalle Erinni. Ma a
    seguito di un processo, grazie al voto favorevole di
    Atena, Oreste
    viene assolto dal delitto grave di matricidio.
    Secondo
    Bachofen questa tragedia mette in luce la definitiva
    vittoria del principio
    paterno sul principio materno. Dichiarare
    attraverso la tragedia greca che
    il matricidio non è un delitto è un
    passaggio fondamentale per sottrarre
    quel potere, la discendenza
    matrilineare, a tutte le donne grazie ad uno
    strumento, diremmo noi
    mass-mediato, come a quei tempi era il teatro e la
    tragedia greca.
    Uno strumento che vuole far ottenere obbedienza a nuove
    leggi.
    Quelle stesse leggi che diventeranno famose tanto da individuare

    Atene come culla di democrazia e di libertà.
    Vengo a sapere che anche
    nel racconto di Orestea a cura di Pasolini
    esiste una grave dimenticanza
    sulle motivazioni del gesto di
    Clitemnestra, tralasciando egli la questione
    della morte della
    figlia, poiché in realtà la regina non uccide Agamennone
    perché è
    innamorata di un altro uomo (o almeno non solo per questo), ma

    perché il marito aveva assassinato la figlia Ifigenia sacrificandola

    agli dei per ottenere un responso sull'esito della missione bellica
    a
    Troia.
    Pasolini deve aver conosciuto bene questo mito e pertanto tale

    dimenticanza può essere
    considerata una spia perfetta del modo in cui
    lavora la propaganda
    culturale. Così come all'epoca ha lavorato bene, così
    nella
    modernità ha continuato a suggestionare.
    In questa tragedia sarà
    il dio Apollo a dichiarare di chi è il
    figlio. Il dio con il pugnale in
    mano, che uccise il serpente,
    stuprò Danfe e Creusa, entrambe sacerdotesse
    di Gaia e che, nella
    sua razionalità tanto cara agli antichi greci, si erse
    a difesa
    delle nuove norme e chiamando Atena ad aiutarlo, quale prova
    vivente
    della sua teoria.
    Così Apollo dirà:
    "Colei che viene chiamata
    madre non è genitrice del figlio, bensì
    soltanto nutrice del germe appena in
    lei seminato. E' il fecondatore
    che genera; ella, come ospite ad ospite,
    conserva il germoglio, se
    un dio non lo soffoca prima"
    Interpretando
    queste parole si vuole intendere che i figli non sono
    affatto imparentati
    con le proprie madri, e pertanto Oreste non può
    essere accusato di avere
    ucciso un consanguineo.
    Il razionale Apollo mostra quindi Atena come prova
    di ciò che ha
    appena sostenuto, poiché la dea, venuta fuori già formata
    dalla
    testa di Zeus, non fu partorita da nessuna madre.
    Interviene allora
    la stessa Atena, che conferma e rivendica la sua
    natura maschile:
    "Non vi
    è madre che mi abbia generato: esclusi i legami di nozze,
    prediligo con
    tutto l'animo tutto ciò che è maschile, e sono
    interamente di mio padre.
    Così non farò prevalere la morte di una
    donna che ha ucciso lo sposo custode
    della sua casa."
    Così il ruolo della madre creatrice da cui tutto nasce viene

    cancellato con queste poche battute. Il mito di Atena aveva già
    fatto la
    sua parte uscendo dalla testa del grande padre Zeus .
    Raine Eisler, una delle
    studiose di macrostoria più importanti del
    mondo, scrive ne - La realtà
    capovolta - prima parte, da Il Calice e
    la Spada, Frassinelli, 1987:
    "Le
    tragedie che compongono la trilogia greca dell'Orestea sono tra
    le più
    conosciute e rappresentate. In questo classico il dio Apollo,
    durante il
    processo di Oreste per l'uccisione della madre, spiega
    che i figli non sono
    imparentati con le proprie madri. 'Non la madre
    è generatrice di quello che
    è chiamato suo figlio' afferma il dio.
    Ella è soltanto la 'nutrice del germe
    '.[...]
    L'Orestea ci riporta all'epoca in cui si verificò quello che

    studiosi classici come H. D. F. Kitto e George Thompson definiscono
    uno
    scontro tra culture patriarcali e matriarcali. Come scrive
    Rockwell, la
    trilogia ci porta 'da un totale consenso alla
    legittimità del caso di
    Clitemnestra nella prima tragedia, a un
    punto in cui ci si dimentica di sua
    figlia, il suo spettro si
    eclissa, e il suo caso è inesistente, perché le
    donne non possiedono
    i diritti e gli attributi che essa aveva
    rivendicato'.[...]
    Inoltre, il ruolo di Atena[1] in questo dramma
    normativo, come dice
    la Rockwell, è un 'capolavoro di diplomazia culturale;
    nel corso di
    un mutamento istituzionale è importantissimo vedere un
    personaggio
    illustre dalla parte sconfitta accettare il nuovo potere'.
    Se
    Atena, discendente diretta della Dea e divinità patrona della
    città di
    Atene, si dichiara a favore della supremazia maschile, il
    passaggio ad un
    dominio dell'uomo dovrà essere accattato da ogni
    ateniese. E lo stesso vale
    per il cambiamento da ciò che un tempo
    era un sistema di proprietà
    comunitario, o gestito dal clan (in cui
    la discendenza era
    matrilineare), a un sistema di possesso privato
    della proprietà e delle
    donne da parte dell'uomo.[...]
    L'Orestea era concepita per influenzare e
    alterare l'idea di realtà
    della gente.[...]
    Per una mente educata in una
    società di questo tipo, in cui la
    discendenza era matrilineare e le donne
    capi clan e sacerdotesse
    occupavano posizioni socialmente importanti e
    onorate, la
    patrilinearità, e con essa la progressiva riduzione delle
    donne a
    proprietà privata dell'uomo, difficilmente sarebbe
    sembrata
    'naturale'.[...]
    Insomma, questa mente antica era assolutamente inadatta
    a funzionare
    col nuovo sistema dominatore.[...]
    Direttamente,
    mediante la coercizione personale, e indirettamente,
    tramite saltuarie
    dimostrazioni di forza, come le pubbliche
    inquisizioni ed esecuzioni,
    venivano scoraggiati i comportamenti,
    gli atteggiamenti e le percezioni che
    non si conformavano alle norme
    del modello dominatore. Questo
    condizionamento basato sulla paura
    arrivò a far parte di ogni aspetto della
    vita quotidiana [...]
    Ma, a lungo termine, avrebbe funzionato solo una
    completa
    trasformazione del modo in cui la gente percepiva e analizzava la

    realtà."
    Così si attuò una necessaria propaganda culturale capillare
    affinchè
    le menti antiche accettassero le istituzioni moderne. E' la cultura

    che agisce a fondo sulla psiche dell'individuo trasformandone i miti
    che
    ne determinano pensieri e comportamenti. Ai nostri giorni la
    televisione è
    lo strumento che trasforma i simboli e i miti in logo,
    allora fu Orestiade
    lo strumento di manipolazione delle coscienza
    collettiva.
    [1] " In Atena
    troviamo infine l'interessante prototipo del
    femminile trasformato
    dalla/nella cultura dei padri: è la figlia
    ideale del Padre, che nessun
    innamorato riuscirà a sostituire: Ama
    suo padre in quanto non lo avverte
    sessualmente minaccioso: può
    portare la lancia e l'asta perché,
    differentemente da Afrodite, lei
    non è un richiamo sessuale per i maschi.
    Dopo gli stupri, le
    parentele imposte e le seduzioni eserciate a destra e a
    manca per
    ottenere il potere, Zeus dà il meglio di se partorendo una donna

    inedita, emancipata, priva di madre e di una sua sessualità."
    Atena fu
    descritta, così' come Artemide, sorella di Apollo. (..) "il
    temine greco
    usato per indicare questo suo essere "sorella di" è
    fratria-fratos, che
    indica l'essere fratelli/sorelle in quanto
    discendenti da uno stesso padre,
    e non adelfos, il temine usato per
    indicare i fratelli e le sorelle nati da
    una stessa madre. Apollo e
    Atena sono fratoi, in quanto ora importa indicare
    il padre comune."
    L'affermarsi di questo temine segnò, anche sul piano del
    diritto, un
    passaggio: la struttura familiare patrilineare prese il posto di

    quella matrilineare, nella quale la madre era il luogo di origine
    comune
    e si era fratelli solo se si nasceva dallo stesso
    utero. "Oscure madri
    splendenti - le radici del sacro e delle
    religioni" Venexia - Luciana
    Percovich

      La data/ora di oggi è Mar 19 Nov 2019, 01:13