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    Pacchetto clima-energia

    nelda
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    Messaggio Da nelda il Sab 18 Ott 2008, 05:06

    Pacchetto clima-energia: Governo ufficio di rappresentanza di Confindustria

    Fonte:greenreport [scheda fonte]



    Anche le associazioni ambientaliste
    commentano il pesante richiamo all´Italia del commissario europeo
    all´Aabiente, Stavros Dimas, a partire da Greenpeace che in questi
    giorni ha in piedi una polemica violenta con il ministro dell´ambiente
    Stefania Prestigiacomo.

    Secondo Giuseppe Onufrio, direttore
    delle campagne di Greenpeace, «Il governo italiano è andato a chiedere
    sconti in Europa senza presentare lo straccio di un piano per tagliare
    le emissioni, in esubero di almeno 50 milioni di tonnellate/anno per il
    periodo 2008-2012. Ed è proprio questo il motivo dell´azione di ieri
    degli attivisti di Greenpeace alla centrale di Civitavecchia: da una
    parte, criticare il Governo italiano per il tentativo, fallito, di
    sabotare la trattativa europea sulle misure per combattere i
    cambiamenti climatici; dall´altra di ricordare come i 10 milioni di
    tonnellate di

    CO2 della centrale si aggiungono al deficit ambientale dell´Italia sugli obiettivi di Kyoto.

    Ancora più assurda, in un momento di crisi che dovrebbe obbligare a pensare a
    come rendere più moderno il sistema paese , è la completa ignoranza
    delle enormi opportunità che si aprirebbero spingendo l´innovazione
    ambientale. Grazie all´efficienza energetica e alle fonti rinnovabili,
    si possono creare almeno 120mila nuovi posti di lavoro. Si tratta di
    stime del Politecnico di Milano e dell´Anev, e non di Greenpeace. Posti
    che, grazie all´insistenza del governo e dell´Enel per il carbone,
    stanno volando in Germania. Non ci si può aspettare niente di diverso
    da parte di un governo che ha ridotto il ministero dell´Ambiente a
    qualcosa più di un ufficio di rappresentanza di Confindustria. E meno
    male che l´Europa se ne è accorta».

    «Il re è nudo.Governo
    mente su obiettivi e costi per ottenere massima flessibilità»,
    Legambiente commenta così questa ormai assurda vicenda italica del
    pacchetto energia-clima sottolineando che «Giustamente l´Europa non
    tace e per bocca del commissario per l´Ambiente Stavros Dimas rivela
    quella che è una eclatante verità: le cifre che Berlusconi e il governo
    italiano citano sono fuori da ogni proporzione e ben lontane da quel
    che chiede l´Unione europea. Al contrario di quanto afferma il governo
    - si legge nel documento dell´associazione - la Commissione europea ha
    già offerto all´Italia un incredibile sconto sui nuovi target per il
    clima, con la scelta di fissare al 2005 invece che al 1990 l´anno di
    riferimento per i nuovi tagli dei gas a effetto serra entro il 2020.
    Entro il 2020 infatti, secondo quanto stabilisce il pacchetto Ue,
    l´Italia dovrà ridurre le proprie emissioni a effetto serra del 13 per
    cento rispetto ai livelli del 2005.

    Secondo Edoardo Zanchini,responsabile energia di Legambiente,
    «Il paradosso è che nel caso
    dell´Italia, questo obiettivo al 2020 è inferiore a quello fissato dal
    protocollo di Kyoto al 2012. Perché tali sono i nostri ritardi (nel
    2005 l´Italia in controtendenza rispetto al resto dell´Europa aveva
    aumentato le proprie emissioni di CO2 equivalente del 12,1% rispetto al
    1990), che ci è stato già assegnato un consistente sconto, e mentre
    Germania, Gran Bretagna e Francia si assumono, dal 2012 al 2020,
    impegni reali di riduzione e nell´ordine di centinaia di milioni di
    tonnellate di CO2 equivalente, all´Italia è consentito di aumentarle».

    In quanto all´allarme costi lanciato da Governo E Confindustria, che
    parlano di circa 25-30 miliardi di euro l´anno, Zanchini dice: «Peccato
    che questi studi non siano stati mai resi pubblici e che siano stati
    smentiti dalla stessa Commissione europea secondo la quale
    l´adeguamento alla direttiva 20-20-20 costerà all´Italia 8 miliardi di
    euro l´anno, secondo calcoli che si basano sui costi di investimento
    previsti per lo sviluppo di rinnovabili, abbattimento dei gas a effetto
    serra, efficienza energetica e sulla riforme strutturali del sistema
    elettrico necessarie, senza considerare però i benefici economici del
    pacchetto. La verità è che con le sue minacce di veto e le richieste di
    ritardare l´approvazione del pacchetto, l´Italia è rimasta isolata
    all´interno dell´Unione europea. L´obiettivo del governo italiano è uno
    solo: quello di ottenere maggiore flessibilità all´interno delle misure
    previste. L´Italia chiede infatti di eliminare qualsiasi obiettivo
    temporale intermedio fino al 2020, in modo da evitare controlli e
    sanzioni. Sia sulle rinnovabili che sulla riduzione delle emissioni
    climalteranti si vorrebbe spingere oltre ogni limite la possibilità di
    rispettare gli impegni attraverso l´acquisto di crediti finanziari
    piuttosto che con investimenti reali sul proprio territorio. Ma
    acquistare crediti per finanziare l´istallazione di un campo eolico in
    un paese estero significa spendere soldi a vuoto. Significa pagare per
    l´innovazione di un altro paese senza avere alcun ritorno né sulla
    riduzione dell´inquinamento, né sul taglio di spesa dovuto
    all´importazione di petrolio o gas, né sull´occupazione che nascerebbe
    dallo sviluppo di un´economia rinnovabile».

    E Legambiente fa i conti in tasca al governo: «A fronte dei 92 miliardi di spesa previsti
    per l´intera Ue, la Commissione stima anche un risparmio di circa 50
    miliardi di euro per la riduzione delle importazioni di gas e petrolio
    e un risparmio di 10 miliardi rispetto alle attuali spese per i danni
    prodotti dall´inquinamento atmosferico, senza contare i benefici in
    termini di efficienza e ammodernamento industriale. Per l´Italia, l´Ue
    stima un risparmio di 7,6 miliardi l´anno nel taglio delle importazioni
    di idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro nei costi per contrastare
    l´inquinamento. I costi effettivi pertanto scendono fino a trasformarsi
    in un guadagno netto di 600 milioni di euro l´anno. Questo senza
    contare i benefici di lungo termine sul piano dello sviluppo di un
    settore innovativo come quello delle rinnovabili e di crescita
    occupazionale. Inoltre non bisogna dimenticare i costi che già oggi
    pesano sull´Italia per i ritardi nell´adeguamento al protocollo di
    Kyoto. Da gennaio del 2008 fino al 2012 il mancato rispetto degli
    obiettivi fissati dal protocollo peserà per almeno 7 miliardi di euro
    sulle spalle dei contribuenti».

      La data/ora di oggi è Gio 21 Nov 2019, 04:45