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    Lavorare con i bambini indaco

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    nelda

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    Lavorare con i bambini indaco

    Messaggio Da nelda il Sab 22 Nov 2008, 03:15

    Lavorare con i bambini indaco

    Susanna Garavaglia

    Ogni volta che ne incontro uno, e ormai mi capita sempre più spesso,
    ringrazio Dio per avermi messo in contatto nuovamente con una grande anima: sto
    parlando dei bambini indaco che ormai nascono con gli occhi aperti e
    una gran voglia di svolgere il loro compito in questa dimensione.

    Da
    tempo ormai si parla diffusamente di queste nuove generazioni nate con una
    struttura molecolare diversa da quella conosciuta fino ad ora, di questi bimbi
    che spesso mal si adattano alle usuali strutture educative e che sembrano avere
    delle doti più sviluppate ma che non riescono ad adattarsi alle vecchie
    strutture.

    Nel mio lavoro di naturopata e di counselor incontro da tempo
    molti adulti che hanno compreso il significato evolutivo della malattia o del
    disagio e che affrontano il lavoro con me, consapevoli della necessità di
    rivedere e trasformare molti aspetti della propria vita, se il loro obiettivo è
    quello di stare meglio. Ma se alcuni di loro entrano nel mio studio già
    consapevoli del fatto che si tratti di un cammino spirituale e non solo di un
    palliativo per il corpo fisico, altri, forse la maggioranza, hanno bisogno di
    tempo per assimilare queste mie provocazioni e farle proprie per poterle
    veramente vivere fino in fondo.

    Con i bambini indaco questo non
    succede mai: anche se vivono in un ambiente culturale che non li ha ancora
    sollecitati ad un lavoro introspettivo né, tantomeno, spirituale, già dal primo
    colloquio con me capiscono perfettamente che cosa è il campo aurico, cosa sono i
    livelli energetici, cosa significa parlare di guscio karmico, di Sé, di
    Personalità.

    Lo capiscono sia che io ne parli o che taccia, sia che usi
    questi termini o parole diverse, spesso sono loro ad introdurre questi concetti.
    Come se da sempre ne avessero, non solo sentito parlare, ma anche fatto
    consapevolmente esperienza.

    Sono bambini che nascono ancora aperti, in
    contatto cioè con altri piani di esistenza, con dimensioni diverse da quella in
    cui il loro corpo fisico prende il suo spazio. Bambini che, lo si può vedere nei
    reparti di maternità, nascono ormai per lo più con gli occhi aperti: e questa è
    una metafora di qualcosa d’altro che, appunto, rimane aperto in loro. Un
    collegamento che li rende capaci di comprendere il senso della loro malattia,
    del loro disagio esistenziale e, quindi, di affrontarli non come vittime ma,
    finalmente, come cocreatori della loro esistenza.

    Bambini, quindi, che
    hanno chiaro il significato di visione olistica della vita, che si rendono
    perfettamente conto di come il nostro corpo fisico, quello emozionale e mentale,
    quello spirituale, siano in realtà espressioni sinergiche e complementari di una
    stessa unità di coscienza che li armonizza tutti in sé. E non è necessario
    concentrarsi per spiegare loro con parole semplici i concetti che spesso gli
    adulti fanno fatica a comprendere. Basta entrare in contatto con quella loro
    parte che sa e che è sempre lì, a loro disposizione, se noi ricordiamo loro che
    la possono risvegliare.

    Ho insegnato nella scuola, per oltre vent’anni,
    dalla prima media alla maturità classica, ho avuto modo di vedere forse gli
    apripista dei bambini Indaco. Ne ho conosciute tante, sui banchi di scuola, di
    queste anime antiche: era semplice e bello parlare con loro, accompagnarli a
    comprendere i grandi misteri della vita attraverso le parole dei poeti e degli
    scrittori di ogni tempo, stimolarli a dare spazio alla loro parte creativa
    scrivendo di sé con la voce della propria anima. E sapevano parlare di tutto,
    comprendevano ed empatizzavano con poeti, scrittori e filosofi, abbereverandosi
    alle loro conclusioni, investigando i loro dubbi, dando risposte alle loro
    domande.

    Erano tutti bambini, però, che ogni anno rischiavano la
    bocciatura perché non riuscivano ad adeguarsi ai ritmi lenti e noiosi della
    scuola. Non capivano perché avrebbero dovuto rimanere in silenzio ad ascoltare
    quello che già sapevano o che ritenevano superato ed inutile. Se non trovavano
    un insegnante disposto ad ascoltarli e a sollecitare i loro ritmi anzichè
    bloccarli e soffocarli, diventavano inquieti, ribelli, poco educati, insomma
    inadatti alle consuetudini scolastiche.

    Sappiamo ormai che molti di
    questi bambini rischiano di far esplodere la loro ribellione con gesti violenti
    al di là della nostra immaginazione e, nello stesso tempo sono anime gentili e
    con il cuore aperto, se possono analizzare la loro energia in modo costruttivo e
    fertile. Ed è proprio il contatto con loro che mi ha fatto capire quanto in
    realtà la scuola sia inadeguata alle necessità di queste nuove generazioni,
    incapace di cambiare, di trasformarsi, di venire incontro ad esigenze
    nuove.

    Ed ecco che, come naturopata e counselor, non posso che prendere
    atto della gravità di un disagio che potrebbe amplificarsi partorendo bambini
    sempre più malati, disadattati e magari anche violenti o che potrebbe
    trasformarsi in dono, stimolando un cambiamento nella nuova direzione che
    probabilmente a loro modo ci stanno indicando.

    Non è difficile
    empatizzare con le nuove generazioni e adeguare le proprie richieste alle nuove
    necessità, così come non è difficile empatizzare con personalità diverse, se si
    è in grado di mettersi in contatto tra anime.

    I bambini che scelgono di
    fare un piccolo pezzetto di strada con me, oggi come naturopata e ieri come
    insegnante, curando una loro ansia, una malattia, imparando a scrivere una
    poesia o facendo teatro,sanno che ogni difficoltà, di qualunque tipo, non è mai
    una disgrazia ma sempre una occasione di crescita e di trasformazione e che
    dentro ciascuno di loro ci sono tante ricchezze che chiedono di venire alla luce
    e di manifestarsi.

    Siamo fortunati, noi adulti di questi tempi, perché
    loro, i bambini indaco, sono venuti a farci da maestri e se li sappiamo
    ascoltare hanno tante belle cose da mostraci e, sicuramente, possono insegnarci
    a preparare per tutti un mondo più
    bello.

      La data/ora di oggi è Dom 27 Mag 2018, 12:47