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    Il copyright di nessuno

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    pinodd

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    Il copyright di nessuno

    Messaggio Da pinodd il Mer 07 Gen 2009, 18:00

    Il copyright di nessuno
    7 giu 2008 by Ivo Quartiroli
    Il dibattito sul copyright è uno dei più accesi su Internet. Case discografiche, cinematografiche, editori, agenzie di informazioni, blogger e utenti sono coinvolti in una discussione che talvolta assume dei toni aggressivi.
    Sembra che tutto ciò che è mostrato in Rete alla fine è citato, copiato, aggregato, tagliato, incollato e omogeneizzato. Vi sono diversi siti che aggregano gli articoli raccogliendo tutto quanto viene prodotto dai vari blog. Gli stessi aggregatori spesso consentono anche di commentare gli articoli da parte dei lettori. In questo modo, sia i contenuti che le discussioni vengono portate fuori dal sito degli autori.
    Ogni produzione intellettuale viene assorbita dalla sfera collettiva e in qualche modo si spersonalizza nei confronti all’autore originale.
    L’iperproduzione di informazioni e conoscenze da parte di centinaia di milioni di persone contemporaneamente crea una girandola dove le identità e le sorgenti individuali delle informazioni si sfuoca e, come la rotazione di tutti i colori, genera un unico colore bianco da dove è difficile risalire al colore originale.
    Vediamo cosa dicono alcuni saggi, maestri spirituali, del copyright. U.G. Krishnamurti, il controverso maestro-non-maestro, così si esprimeva:
    Il mio insegnamento, se vi piace chiamarlo così, non ha copyright. Siete liberi di riprodurlo, diffonderlo, interpretarlo, fraintenderlo, distorcerlo, alterarlo, farne quel che vi pare; potete perfino pretendere di esserne voi gli autori, senza chiedere il mio consenso o il permesso di chiunque altro. U.G. Krishnamurti. L’Inganno dell’illuminazione. Macro Edizioni. 2003

    …e in un’altra occasione: Il pensiero non è tuo o mio, è la nostra eredità comune. Non esiste la vostra mente o la mia mente: c’è solo la Mente, che è la totalità di tutte le sensazioni, di tutta la conoscenza, di tutta l’esperienza che il genere umano ha accumulato di generazione in generazione. Tutti noi pensiamo e funzioniamo in una sfera di pensiero, esattamente come tutti quanti abbiamo in comune la stessa atmosfera per respirare. I pensieri ci sono per poter funzionare e comunicare in questo modo corretto e intelligente. [...] Dove si trovano i pensieri? Non sono nel cervello. I pensieri non sono fabbricati dal cervello. Si può dire, piuttosto che il cervello funziona come un’antenna che capta i pensieri da una sfera comune a tutti, su determinate lunghezze d’onda. Tutte le vostre azioni, che pensiate a Dio o che picchiate un bambino, scaturiscono dalla stessa sorgente: il pensiero. U.G. Krishnamurti. La mente è un mito. Aequilibrium, Milano, 1990.

    Data tale visione, su un piano spirituale non c’è una grande necessità del copyright. Il cervello viene visto come un’antenna ricevente invece che una macchina di produzione dei pensieri. Osho mette in discussione la proprietà individuale di qualsiasi pensiero:

    Continui a credere che i pensieri siano tuoi; non solo, combatti per loro, dicendo: “Questo è il mio pensiero, è vero. “Parli, discuti, dibatti, cerchi di mostrare che quello è il tuo pensiero. No, nessun pensiero è tuo, nessun pensiero è originale, tutti sono presi a prestito, e non sono neanche di seconda mano, perché sono stati di milioni di persone prima di te. Osho. Tantra: la comprensione suprema. Bompiani. Milano. 1994.
    La paternità di un’idea o di un pensiero non è più un problema quando si raggiunge un certo stato di consapevolezza. Osho parla delle Upanishad, le antiche scritture indiane, in questi termini:

    Ciò che è prezioso, bello, buono, vero, desiderabile nella vita, viene colto solo da una mente ricettiva. Lo trova colui che tiene la porta aperta. Quindi il saggio non dice: “Lo possiedo”, ma: “L’ho sentito da coloro che lo sapevano. L’ho sentito, l’ho ricevuto dal luogo da cui la saggezza proviene”. In questa affermazione vi è un preciso desiderio di cancellare l’io. Ecco perché nessun sutra delle Upanishad reca la firma del proprio autore. Non sappiamo chi stia parlando, chi racconti, di chi siano queste parole. Qualcuno ha comunicato queste verità inestimabili senza rivelare chi ne fosse l’autore. Le grandi verità, infatti, devono essere rivelate senza dichiarazione d’autore, perché costui muore prima della nascita di una grande verità. I saggi cancellano completamente se stessi dalla dichiarazione d’autore. Nessuno sa chi pronunci queste frasi. Osho. Il battito dell’assoluto. Discorsi sull’Ishavasya Upanishad. ECIG. Genova. 1992.

    Dice Osho che l’autore di una grande verità muore prima della nascita della stessa. Non è la morte fisica ma quella dell’ego, che annulla ogni personalismo dalla dichiarazione di verità, che non sarebbe quindi più tale. Ai tempi delle Upanishad:

    A quei tempi nessuno diceva “Io so”, per diverse ragioni. Non certo perché non si sapesse. La ragione principale è che, con la conoscenza, l’ego - l’io - svanisce. Se il saggio delle Upanishad avesse affermato: “Dico questo dopo averlo conosciuto”, a quei tempi lo si sarebbe deriso, si sarebbe detto: “Se fosse vero, non diresti così! Non è vero che sai, perché in te l’io esiste ancora”. Osho. Il battito dell’assoluto. Discorsi sull’Ishavasya Upanishad. ECIG. Genova. 1992.

    Un altro grande aspetto della società dell’informazione è l’importanza di essere originali e di essere i primi a scoprire qualcosa. A parte gli ovvi aspetti economici collegati ai brevetti e al copyright, c’è un altrettanto forte bisogno interiore nell’essere riconosciuti come “i primi”, Ma questo non applicava ai saggi dell’antichità:

    Gli antichi saggi non hanno mai ricercato l’originalità. Non desideravano essere originali. Nessuno di loro ha mai detto: “Quanto sto dicendo è la verità originale, la racconto io per la prima volta, nessuno l’ha mai pronunciata prima di me”. Questa è un’attitudine completamente diversa da quella dell’età moderna. Oggi, tutti sostengono che ciò che dicono non è mai stato detto prima, è originale. Che cosa indica questo? Vuol forse dire che i saggi antichi non erano originali, mentre la gente di oggi lo è? No, all’opposto, gli antichi erano talmente privi di dubbio, talmente sicuri di sé da non sentire il bisogno di dichiarare le proprie certezze. Mentre oggi le persone sono tanto dubbiose, così a disagio nei confronti della loro originalità, che non possono che farne dichiarazioni.

    L’uomo moderno teme costantemente che qualcuno possa dire: “Pensi forse di dire qualcosa di nuovo? Quanto stai dicendo non è affatto nuovo alla gente”. Questo dimostra chiaramente quanto l’uomo moderno non comprenda il vero significato della parola “originale”. Il significato della parola “originale” non riguarda una novità, ma “ciò che deriva dalla sorgente”. “Originale” non vuol dire “senza precedenti”, ma “vicino alla sorgente”. Originale è chi conosce le radici, e molte persone le hanno conosciute. La parola, quindi, non si riferisce affatto a qualcosa di nuovo. Ma oggi la gente, dovunque nel mondo, è alla ricerca di qualcosa di nuovo. Chiunque pretende di esprimere delle novità, temendo che non ci sia nulla di speciale nel proprio sapere se gli altri già le conoscono. Osho. Il battito dell’assoluto. Discorsi sull’Ishavasya Upanishad. ECIG. Genova. 1992.

    Nella nostra civiltà dell’informazione ci identifichiamo prevalentemente nella mente. L’antica gratificazione nel possedere un territorio, in versione attuale, si è spostata sui territori mentali: lo sviluppo di un software, una cattedra universitaria, una teoria, un’idea brillante, una dichiarazione accattivante, una musica, fare profitti nella finanza, essere esperti in un certo settore. Difendiamo i nostri territori mentali e ne difendiamo la paternità. Un’idea originale equivale a porre la propria bandiera sul territorio.

    William Burroughs ha sviluppato il metodo letterario del cut-up, di tagliare e incollare casualmente da diverse fonti per produrre un nuovo lavoro letterario. Direi che Burroughs ha usato il metodo del cut-up come un modo per canalizzare dalla realtà sincronica globale.

    Uno scrittore non possiede le parole più di quanto un pittore possieda i colori. Allora lasciamo perdere il feticcio della “originalità”. Per caso un pittore commette plagio se dipinge una montagna che altri pittori hanno dipinto? Anche se dipinge una montagna dal quadro con montagna di un altro pittore? Così quello che raccogliete - e non abbiate vergogna di saccheggiare a destra e a sinistra da letture e conversazioni - è una fonte. Un’altra fonte sono i sogni. [...] Le voci dei sogni possono essere ritrovate in un momento. E’ solo necessario lasciar da parte i meccanismi difensivi. Le cose migliori sono scritte in uno stato senza-ego. Il difensivo, limitato ego dello scrittore, le sue “parole proprio sue”, queste sono la sua fonte meno interessante. William Burroughs. Appartiene ai cetrioli. All’interno di La scrittura creativa. Sugarco. Milano. 1994.
    Nonostante ciò che ho scritto qui… per favore non rubate le mie parole… non sono ancora senza ego…
    Fonte: http://www.indranet.org/nobody%e2%80%99s-copyright/#more-220

      La data/ora di oggi è Dom 25 Feb 2018, 08:46