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    Il ruolo della psichiatria al tempo di Hitler

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    pinodd

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    Il ruolo della psichiatria al tempo di Hitler

    Messaggio Da pinodd

    Dalla Bonifica della Razza alla Soluzione Finale.Il ruolo degli psichiatri — Ernst Klee (Francoforte sul Meno) —

    Il seguente brano è l’intervento di Ernst Klee al convegno PSICHIATRIA E NAZISMO tenutosi a San Servolo il 9 ottobre 1998. Il testo è stato letto da Tristano Ajmone a Radio Blackout in data 29 Marzo 2007. Per maggiori informazioni sul testo integrale degli atti del convegno visionare la scheda del libro Psichiatria e Nazismo sul sito OISM.

    Ernst Klee: giornalista e scrittore tedesco, nato Francoforte nel 1942, divenne famoso grazie alla scoperta dei delitti della medicina compiuti dal Nazionalsocialismo nel campo dell'eutanasia. Per il suo libro “Auschwitz, la medicina nel Nazionalsocialismo e le sue vittime”, ottenne nel 1997 il Premio Geschwister-Scholl. Nel 2001 fu premiato con la Goethe-Plakette dalla città di Francoforte per il suo libro “Medicina tedesca nel terzo Reich - la carriera prima e dopo il 1945”.

    La richiesta di uccidere o sterilizzare gli ammalati di mente e i portatori di handicap esisteva già molto prima del nazionalsocialismo.

    L’uccisione vera e propria dei malati ha invece a che fare direttamente con il nazismo.
    Ci sono centinaia se non migliaia di scritti che molto prima del periodo nazionalsocialista richiedono la sterilizzazione o la morte dei malati.

    Hitler, durante la detenzione a Landsberg, nel corso della quale redasse il “Mein Kampf”, aveva letto le opere principali sull’igiene della razza e aveva fatto proprie le richieste uscite dall’alveo della psichiatria. Una volta che questo concetto sia compreso diviene anche comprensibile perché in Germania non ci sia stato neppure uno psichiatra che si sia permesso un’opposizione alla deportazione dei pazienti. Quando arrivavano i bus per portare i malati alle camere a gas si avviavano ai campi di sterminio i pazienti improduttivi sostituendoli con quelli produttivi. Purtroppo questa è la verità.

    Alcune settimane dopo l’inizio degli stermini di massa, alcuni professori ordinari tedeschi si lamentarono del fatto che i cadaveri degli assassinati venissero semplicemente cremati. Si sarebbe potuto prelevarne i cervelli prima di bruciarli. Per questo motivo in ogni istituto provvisto di camere a gas c’era anche una stanza con il tavolo autoptico. È noto come la psichiatria abbia cercato la sede della malattia mentale nel cervello. Quindi questa richiesta è chiaramente comprensibile per chi conosce la medicina. Si pensa quindi che, se si uccidevano i pazienti, tanto valeva poterli anche utilizzare come oggetto di ricerca, per poi poterne avere con l’autopsia il controllo diagnostico.

    Molto prima del nazismo, nell’ambito della psichiatria si eseguivano esperimenti sull’uomo con prodotti farmaceutici. Ciò accadeva fin dal periodo coloniale.

    C’era un professore, Klaus Schilling, cui si era messo a disposizione il campo di concentramento di Dachau per esperimenti sulla malaria. Questo prof. Schilling aveva fatto in Italia i primi studi su tale malattia negli umani.
    Sul famosissimo neuroanatomista Julius Hallervorden abbiamo fatto una ricerca minuziosa che è durata anni. Il prof. Hallervorden sceglieva dei pazienti con la prospettiva di ucciderli. Sceglieva i pazienti, presenziava alla loro esecuzione quando questi venivano eliminati nella camera a gas e infine asportava loro il cervello. Altri lo invidiavano per questo.

    Dobbiamo eliminare il pensiero che i carnefici considerassero orribili queste cose; al contrario essi ritenevano che questa fosse un’occasione eccezionale per poter fare ricerca su uomini invece che su animali, per poterli studiare e sezionare.

    Era un periodo magnifico per gli scienziati e tutti erano di questa opinione. Nell’ambito della psichiatria c’era una grande euforia perché si potevano togliere di mezzo i pazienti che già da anni erano ricoverati e venivano visti come un peso inutile. Fu un periodo di grande euforia, non fu un periodo vissuto come costrizione, tutto il resto sono leggende.

    L’esempio tipico secondo me riguarda Joseph Mengele, che i medici hanno intenzionalmente trasformato in mostro per allontanarlo dalla cerchia dei medici. La verità è che Mengele non sparò semplicemente a bambini piccoli o comunque non uccise. Mengele non era ad Auschwitz — Birkenau per uccidere, ma come ricercatore, come eugenetista: un concetto proprio del nazismo. Lavorava presso l’Istituto Kaiser Wilhelm per l’antropologia, l’ereditarieta umana e l’eugenetica e questo era il più famoso istituto di tutta Europa.

    In quel tempo si faceva ricerca sulle coppie di gemelli e Mengele ad Auschwitz studiò 350 coppie di gemelli, cioe 700 persone. È accertato che egli stava in piedi sulla rampa di Auschwitz fischiettando arie d’opera, contento che arrivasse sempre nuovo materiale di ricerca e impiegando come aiuti i medici internati che provenivano dalle Università più famose e che erano stati arrestati proprio per lui in qualità di specialisti.

    I gemelli e gli storpi venivano studiati e poi uccisi e i loro organi, nonché gli scheletri, venivano inviati a Berlino all’Istituto Kaiser Wilhelm. Molti lo invidiarono. Sappiamo che l’élite dei medici, non solo gli psichiatri, facevano la fila per poter fare le ricerche nei campi di concentramento, e chi non poteva fare esperimenti nei campi di concentramento li faceva su prigionieri di guerra o pazienti psichiatrici. Ci sono delle ordinanze della Wehrmacht per limitare il flusso di richieste.

    Dopo l’abolizione della eliminazione con il gas nel 1941, in alcuni istituti si continuò ad uccidere o con farmaci o per fame.

    Altri istituti continuarono ad uccidere. C’è il dato di fatto che alla fine della guerra erano stati uccisi tutti i pazienti, meno quelli strettamente necessari per l’agricoltura o la gestione dell’istituto in cui essi vivevano. E ci siamo resi conto che ci sono stati istituti in cui, dopo la liberazione, cioè dal 1945 al 1947, la mortalità era più alta che sotto i nazisti. La considerazione è agghiacciante. Stesso personale, stessa ideologia, stessa visione dell’uomo.

    Inoltre c’è un altro aspetto sul piano storico: il fatto che, come già detto, lo sterminio con il gas per i pazienti psichiatrici venne abolito nell’agosto 1941. Si era diffusa la voce infatti che anche i soldati tedeschi feriti a morte sarebbero stati sottoposti a eutanasia; se un soldato sa che verrà ucciso, una volta ferito gravemente, il suo morale non sarà alto. Ritengo che questa sia stata la ragione dell’interruzione del programma.

    Ma gli istituti non vennero chiusi. Vi vennero ora uccisi i prigionieri malati o portatori di handicap, e quindi non produttivi, o i politicamente indesiderabili, così come anche numerosi prigionieri ebrei.

    Questi prigionieri venivano altresì scelti dagli psichiatri, ma la diagnosi era quella di “ebreo ribelle” o “ebreo cattolico”. In Austria queste uccisioni di prigionieri nei campi di concentramento durarono fino al 1944, in altre zone del Reich fino al 1943; poi saranno i campi di sterminio ad utilizzare questa tecnica di uccisione, con l’unica differenza che gli ebrei non vengono uccisi con il gas della IG Farben di Ludwigshafen, ma con i gas di scarico delle automobili. Questa tecnica la si provò inoltre sui malati.

    Dove passò la Wehrmacht gli istituti per portatori di handicap dell’Est furono svuotati dalle uccisioni. Penso che si volesse far apparire l’olocausto degli ebrei come una misura medica, in quanto il direttore del maggior campo di sterminio (Treblinka) era un medico: il dott. Irmfried Eberl. Penso che si volessero utilizzare farmaci, ma poi Eberl fallì in questo intento in quanto ogni giorno veniva trasportato a Treblinka un numero di ebrei maggiore di quanti se ne potessero uccidere in un giorno o di quanti cadaveri si potessero spostare. Per superare questo caos si era spostato, senza soluzione di continuità, il personale che operava nei lager per i pazienti verso i campi di sterminio, cioé a Treblinka, a Sovipur, a Bellschetz.

    I campi di concentramento cercarono poi altre soluzioni, ma il collegamento fra l’uccisione dei pazienti e lo sterminio degli ebrei è chiaro.

    Alcuni operatori terminano il lavoro nell’autunno 1943. Ma essi operarono poi anche in Italia e si stabilirono a Trieste, in una ex risiera utilizzando il nome in codice, “Aktion Reinhard”, a nome di Reinhard Heidrich, un capo delle SS. A Trieste venne installato un autocarro produttore di gas di scarico che diventò la centrale italiana dell’olocausto. Per prima cosa si confiscò il patrimonio degli ebrei; poi si cercò di catturare il maggior numero possibile di ebrei e ne sono testimonianza le centinaia di nomi iscritti sui muri di San Sabba. E abbiamo le foto dei carnefici che in un’osteria vicina festeggiano contenti le loro glorie.

    San Sabba, la risiera, è l’unico crematorio in terra italiana usato per lo sterminio; una parte di detenuti vi venne uccisa e altri vennero deportati in campi di concentramento come Auschwitz. Ci sono racconti terribili di sopravvissuti che descrivono questi trasporti. Con grande sorpresa ho visto anche che Venezia fu l’ultima tappa di Franz Stangel, il comandante di Treblinka. Se si considera che, in data 8.10.1944, i pazienti furono trasferiti da qui (ho una lista di essi e so che alcuni sono stati uccisi subito dopo il loro arrivo a Trieste 11.10.1944 e altri sicuramente in un momento successivo), risulta che la Venezia così turistica è stata uno degli ultimi luoghi di sterminio dei malati ebrei.

    Vorrei tornare all’inizio. Ho studiato molto questo argomento per vent’anni e c’è una cosa che ho capito solo ora. Credetemi, la sterilizzazione di massa di persone considerate inferiori e la loro uccisione non ha niente a che fare con il nazismo; è un’idea più remota. La psichiatria non è stata costretta a fare alcunché dai nazisti. Essa ha utilizzato Adolf Hitler e il nazismo, se posso dirlo in termini estremi, per poter realizzare il suo programma omicida e continuare la distruzione della persone inutilizzabili; essa distingueva fra i pazienti che riteneva inutilizzabili e quelli che essa credeva di poter curare per renderli nuovamente utilizzabili. Per il programma di distruzione di questi ultimi la psichiatria usò il nazismo. Nessuno venne costretto a fare alcunché; gli psichiatri lo facevano di propria iniziativa e volontà.
    Fonte: http://www.nido-del-cuculo.anti-psichiatria.com/documenti/dalla_bonifica_della_razza_alla_soluzione_finale.htm

    Commento: Le bestie uccidono solo per fame...gli uomini, anche per fame!
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      La data/ora di oggi è Gio 15 Nov 2018, 09:07