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    Le Notti di Onnissanti - 2 parte

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    Messaggio Da nelda il Ven 31 Ott 2008, 00:52

    Ebbene il dio era anche strettamente collegato alla zucca
    come possiamo leggere dai Carmi Priapei:

    ".io sono invocato come custode ligneio delle zucche."

    E ancora il ricordo della zucca come frutto legato ai rituali di
    fertilità lo ritroviamo in molti autori latini che la associano al
    parto e alla gravidanza:

    " .intortus cucumis praegnansque cucurbita serpit. "

    o ancora in Propezio che scrive:

    " ...caerules cucumis tumidoque cucurbita ventre... "

    Così la zucca è simbolo fallico ma al tempo stesso essa
    stessa "madre", portando nel suo ventre fruttifero i semi, come la
    donna e la dea essa assicura la vita per la sua specie e il
    sostentamento per gli uomini.

    La Processione dei Morti dal mondo celtico alle tradizioni Italiane

    Altra interessante tradizione è legata al famoso Trick or Treak, la
    mascherata di bambini che attraversano le vie della città cercando
    dolciumi e regalini. In realtà per scoprire cosa si cela dietro
    questa usanza dovremo attraversare i sentieri del folklore italiano
    alla ricerca delle "processioni dei morti" fino ad imbatterci nel
    mitico Artù, espressione dell'Ankou bretone, ma anche e soprattutto
    della "morte birichina" delle tradizioni popolari italiane.
    Dal XI secolo moltissimi sono i racconti popolari e i testi
    letterari in Europa che parlano dell'apparizione dell'"esercito
    furioso", nome con il quale è conosciuto, nell'area centro europea,
    una strana processione di misteriose creature fantastiche, poi
    evolutesi nel loro aspetto, in streghe e stregoni pronti al viaggio
    verso il sabba.

    Questa schiera di esseri, composta indifferentemente da uomini e
    donne, spesso a cavallo di animali in qualche modo legati ai culti
    totemici pagani, come capre, cavalli o strani rapaci, era di solito
    guidata da un essere mitico, una antica divinità pagana autoctona
    come ad esempio Wotan o Odino dell'area nordica o da strane
    creature, spesso dalle fattezze femminili, che trasportavano, non di
    rado, un carro rituale.
    Una interessante area da esaminare, proprio perché ancora oggi è
    visibile nel folklore locale lo strano rapporto tra viventi e
    defunti, è la Bretagna,
    luogo ove alla religione ufficiale si
    mescolano vorticosamente antiche tradizioni pagane mai cancellate.
    Un esempio ancora ben visibile nelle leggende e nei racconti
    popolari, è ad esempio quello dell'Ankou. Si tratta di una figura
    locale raffigurata come la "morte", sotto forma di scheletro con la
    falce che però non è semplice espressione della stessa, in realtà si
    tratta solo di un suo messaggero, una strana figura che giunge ad
    avvisare le persone, e spesso a consigliare di portare subito a
    termine faccende personali in sospeso prima del loro trapasso.

    Questo però non è l'unico esempio, altra interessante informazione
    sul mondo bretone dei trapassati può esser desunta, poi, dal
    racconto di Procopio di Cesarea nella sua Guerra Gotica. Parlando
    della Brittia ci racconta che ". giunto a questo punto della storia
    mi sembra inevitabile raccontare un fatto che ha piuttosto attinenza
    con la superstizione.". Ecco così che lo storico narra delle strane
    abitudini di alcuni abitanti di borghi di pescatori situati
    dall'altra parte del mare, in quell'area che oggi è appunto nota
    come la Bretagna.
    Alcuni di questi individui avevano un compito
    strano, quello di traghettare le anime dei morti nella ". A tarda
    ora della notte, infatti, essi sentono battere alla porta e odono
    una voce soffocata che li chiama all'opera. Senza esitazione saltano
    giù dal letto e si recano sulla riva del mare. sulla riva trovano
    barche speciali, vuote. Ma quando vi salgono sopra le barche
    affondano fin quasi al pelo dell'acqua come se fossero cariche. dopo
    aver lasciato i passeggeri ripartono con le navi leggere.".

    Se questo racconto sembra incredibile basta giungere ancora oggi in
    Bretagna per ritrovare, arenate nelle sacche di sabbia dovute alla
    marea, vecchie barche oramai in disuso. Nessuno però si azzarda a
    spostarle o portarle via, ancora oggi queste sono le barche che
    traghettano i morti. E' questa l'espressione della comunicazione
    locale con un aldilà mai visto come luogo tenebroso come
    dimostrerebbero i numerosi cimiteri mai isolati dai luoghi abitati.
    Del resto è già dai tempi di Claudiano, V secolo, che l'area bretone
    era nota come il luogo dei morti, era qui, infatti, che si
    identificava il luogo ove Ulisse aveva incontrato i morti e ove "i
    contadini vedono vagare le ombre pallide dei morti", una
    affermazione che ritroveremo in seguito proprio legata al territorio
    italiano. Ma questo non basta, oramai è ben dimostrato come alcuni
    viaggi compiuti da cavalieri delle saghe bretoni, come Parsifal o
    Lancillotto, in terre desolate o verso castelli misteriosi altro non
    sono che viaggi nel mondo dei defunti come poi testimonierebbero
    toponimi come Limors o il Schastel le mort.
    Lo stesso Artù, in varie raffigurazioni, altro non sarebbe che il
    traghettatore delle processioni dei morti, come nel mosaico
    pavimentale di Otranto, ove il sovrano è raffigurato con uno scettro
    in mano in groppa ad un caprone, seguito da una schiera di uomini.

    Anche il folklore italico però, come si potrebbe pensare, non è
    estraneo al mondo dei trapassati, come mi sono occupato in un altro
    mio lavoro proprio sul culto dei morti. La tradizione della
    Processione dei defunti e la visione degli stessi da parte della
    gente contadina non è però patrimonio esclusivamente bretone, anche
    se ancora oggi in quelle terre tale tradizione resiste fortemente,
    ma in tutta Europa sono fortemente diffusi racconti popolari di
    gente che periodicamente assisteva a tali apparizioni.
    In realtà questo "spettacolo" non era riservato a tutti, ma solo a
    persone dai particolari poteri o nati in ben precisi giorni.
    Così, ad esempio, in Friuli, il Ginzburg parla dei Beneandanti,
    uomini dai particolari "poteri", nati con la "camicia", un
    parte
    della placenta che, proprio per questa loro "stranezza" saranno poi
    gli attori, in particolari periodi dell'anno, di una lotta contro le
    forze maligne per assicurare fertilità ai campi. Sono loro che
    possono aver rapporto con i defunti dato che "chi vede i morti, cioè
    va con loro, è un Benandante".

    Moltissimi poi sono i racconti popolari di incredibili incontri
    nelle campagne con schiere di defunti. Sempre in Friuli interessante
    è l'avventura capitata ad un povero monaco nel 1091. Mentre questi
    camminava lungo un sentiero di campagna viene attratto da strani
    lamenti e così scorge una processione tra la quale riconosce alcuni
    uomini suoi conoscenti morti da poco tempo. Se però potremmo pensare
    che simili visioni sono relegate ad un lontano passato ecco presenti
    numerose testimonianze di donne lucane che durante il secolo scorso
    si imbatterono in quella che è la "messa dei morti". Così lungo le
    buie vie che conducono le contadine del sud nei campi da lavoro,
    capita spesso di vedere una chiesa aperta e illuminata e all'interno
    anime dannate che allontanano subito le viandante o le comunicano un
    messaggio per il mondo dei vivi.




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