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    Le Notti di Onnissanti - 3 parte

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    Messaggio Da nelda il Ven 31 Ott 2008, 00:55

    ". una volta un forese [abitante del paese di Forenza, in Lucania
    scommise con il suo padrone di andar ad attingere acqua ad
    una fontana lontano dal paese. il forese si mise in cammino ma
    giunto nei pressi della fontana di Tromacchio vide quattro persone
    che portavano a spalla una bara. decise di andare alla fontana di
    spando ma anche qui il cammino era sbarrato dai quattro. allora gli
    venne incontro un sacerdote morto da qualche tempo che lo prese per
    mano e gli disse: queste scommesse non le devi fare."

    La strana fila tanto ricorda quelle raffigurazioni rinascimentali,
    chiamate "Danze Macabre", che iniziano ad apparire attorno al 1400,
    interpretate successivamente con il motivo della
    morte "livellatrice". Sicuramente queste attingerebbero da ben
    più
    antichi ricordi, come testimonierebbe la primitiva guida delle fila.

    Sempre nella regione lucana, fortemente legata al mondo contadino,
    pullulano storie di donne che, mentre raccoglievano l'acqua, nel
    riflesso del catino, scorgevano strane processioni tra le quali
    individuavano alcuni loro defunti, tradizione presente anche nel Sud
    Italia. Anche in questo caso le "visioni" sono accomunate da un
    particolare: avvengono solo in particolari momenti della vita
    dell'individuo o in particolari periodi dell'anno, spesso
    coincidenti con festività agrarie, come ad esempio la Festa di
    Ognissanti o la notte di San Giovanni.

    Dolcetto o Scherzetto? I Prolegomeni del cibo del mondo Ctonio

    Allo stesso modo si innesta la tradizione del cibo dei defunti,
    trasformato poi nelle leccornie e dolciumi per i giovani e bambini.
    Da sempre l'uomo ha avuto timore del ritorno del defunto, l'untore
    che può portare morte tra i vivi. Secondo così il principio della
    magia simpatica, ponendo del cibo nelle tombe si sarebbe placata la
    fame del trapassato impedendogli così di ritornare sul mondo
    terreno. Che il cibo reale fosse davvero utilizzato nei sepolcri è
    dimostrato da diversi testi come il "De Masticazione Mortuorum in
    Tumulis" di Michel Raufft o la "Dissertatio Historico-Philosophica
    de Masticatione Mortorum" di Philip Rohr. Qui si descriveva come il
    morto, le cui scorte alimentari erano insufficienti, iniziava a
    nutrirsi masticando il sudario e le sue stesse carni. Anche il
    cannibalismo diventa un modo per assicurare la seconda morte al
    defunto, infatti lo stomaco diventa suo definitivo sepolcro e
    sarebbe da questa interpretazione che deriverebbero diverse
    espressioni popolari Italiane come "bere i morti" o "mangiare i
    morti"(E. De Martino, 1959) e l'usanza del banchetto funebre. Ecco
    così che nel giorno dei morti, quasi riproponendo il tema della
    necrofagia, in molti paesi della Penisola vengono preparati strani
    dolcetti a forma di ossa chiamati appunto "ossa dei morti"(A.
    Romanazzi, 2003) che vengono poi regalati ai fanciulli.

    Cibo rituale sono le fave e i ceci, da sempre presenti nei convivi
    funebri e nelle "merende" che si tenevano tra i parenti del defunto
    immediatamente dopo il funerale. La motivazione potrebbe essere che
    la fava è stata da sempre considerata come il mezzo per comunicare
    con l'Aldilà, esse erano presenti nelle cerimonie funebri
    nell'antico Egitto ed in Grecia mentre a Roma erano il simbolo della
    resurrezione dalla morte. Cicerone ci informa dell'uso ateniese di
    spargere granaglie sulle tombe, e legumi cotti in enormi pentole
    venivano offerti ad Hermes Ctonio. Ancora fino al secolo scorso in
    vari paesi grandi bigonci erano posti agli angoli delle strade in
    modo che le anime vaganti, ma anche i poveri, potessero
    rifocillarsi. Il seme, poi, nasconde anche un'altra motivazione,
    esso è alimento molto gradito ai defunti perché, secondo
    l'immaginario popolare, deriverebbe proprio da quello stesso mondo
    conio al quale il trapassato apparterrebbe. Non solo però, il seme è
    simbolo del continuo ciclo di morte e rinascita, esso infatti viene
    mietuto proprio per poter ricrescere e non dobbiamo dimenticare che
    etimologicamente la dea Cerere sembrerebbe provenire proprio
    da "Madre del grano" identificata spesso con l'ultimo covone della
    raccolta e destinato a rituali di fertilità, infatti era riservato
    alle vacche gravide proprio per assicurare loro fertilità o alle
    stesse donne che si dovevano garantire un parto felice. Il seme
    diventa così anche simbolo della rinascita, una novella speranza per
    il defunto, dunque.

    Non dobbiamo poi dimenticarci della tradizione del melograno come
    altro alimento importante, esso è un frutto di speranza, ricco di
    semi e da sempre albero di fertilità. Così, ad esempio, è sulla
    tomba di Osiride che germoglia un melograno dopo che esso viene
    ricomposto da Iside, o ancora raffigurazioni del frutto le troviamo
    sulle pareti tombali di varie tombe etrusche o romane. Ecco così che
    le numerose tradizioni legate alle schiere dei morti propongono una
    nuova ed interessante interpretazione delle schiere di ragazzini,
    mascherati da esseri demoniaci o semplicemente da strane creature
    animalesche, che girano per le città al grido di "trick or treak".
    Guidati da un mitico "traghettatore", conosciuto ad esempio nel
    mondo celtico come "cenmad y meirew", ma la cui figura come abbiamo
    visto non è estranea al patrimonio folklorico italiano, questi
    bambini, vestiti a maschera come i vetusti sciamani altro non
    sarebbero che i defunti che tornano tra i vivi e chiedendo loro in
    offerta cibo rituale destinato in cambio di tranquillità: solo una
    volta sazio il defunto potrà ritrovare la pace dell'aldilà.


    http://www.lereviviscenze.com/Halloween.htm

      La data/ora di oggi è Mar 19 Nov 2019, 01:13